«Qualsiasi escalation su un fronte, porta a un ulteriore crescendo sull’altro. E qualsiasi tregua in una delle arene sarà collegata a un’intesa in un’altra». Questo perché, dice una fonte vicina a Hezbollah al quotidiano emiratino in lingua inglese The National, ciascun attore in campo – Iran, Hezbollah, Israele – sente di condurre una battaglia «decisiva, esistenziale». L’affiatamento di Iran ed Hezbollah si misura con i missili e i droni lanciati – talvolta in contemporanea – contro Israele, contro le basi statunitensi e verso gli Stati del Golfo.
Il fronte israelo-libanese
L’escalation non è solo quella sul campo ma si registra anche nelle preoccupazioni internazionali per «conseguenze umanitarie devastanti» e per lo scenario di «un conflitto prolungato» in Libano. Una nota congiunta dei leader di Canada, Francia, Germania, Italia e Regno Unito condanna gli attacchi di Hezbollah contro Israele e chiede di «scongiurare» il protrarsi della guerra su quel fronte attraverso un impegno concreto da parte dei rappresentanti israeliani e libanesi per negoziare una soluzione politica sostenibile. L’appello arriva nella giornata in cui Israele ha annunciato e avviato, nel Sud del Libano, «operazioni terrestri limitate e mirate» su «importanti roccaforti di Hezbollah» per «rafforzare gli avamposti difensivi». Il ministro della Difesa, Israel Katz punta a costruire altri 13 avamposti militari in territorio libanese, oltre ai 5 rimasti dopo la tregua del novembre 2024. Tra raid aerei, colpi di artiglieria, lancio di missili e droni, detriti di razzi del Partito (armato) di Dio intercettati dall’Iron Dome israeliano sono piovuti in una zona all’aperto della base Unifil di Shama, sede del Comando del settore Ovest a guida italiana. Nulla di grave: tutti i soldati sono rimasti incolumi, eccetto uno che lamenta dolore a un occhio pur non avendo ferite. E non si esclude l’evacuazione immediata dei Caschi blu nel caso arrivi la decisione delle Nazioni Unite, in attesa del verdetto sul destino della missione che oscilla tra le ipotesi di nuove regole di ingaggio e di una chiusura anticipata. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto è in costante contatto con i vertici per monitorare la situazione tanto in Libano quanto in Iraq, dove nella tarda serata di ieri un drone ha colpito un hotel di 18 piani a Baghdad che ospitava anche personale italiano, attualmente al riparo nei bunker. Fiamme e un fumo denso si sono sprigionati dai piani superiori dell’edificio. Anche in questo caso, non ci sono state vittime.













