di

Elena Meli e Luigi Ripamonti

Dati presentati al Congresso Americano di Oncologia Medica hanno attirato attenzione sul possibile ruolo di questi medicinali nella prevenzione, o addirittura nella riduzione, di 13 tipi di tumore, da quello al seno a quello al pancreas. Ecco, punto per punto, che cosa dice la scienza in questo momento - e perché serve molta cautela

In questi giorni molti media internazionali stanno riportando i risultati di diversi studi presentati al congresso Asco (American Society of Clinical Oncology) appena terminato a Chicago. Questo congresso, tradizionalmente, vede la partecipazione di moltissimi giornalisti da ogni parte del mondo, e quindi non c’è da sorprendersi che quanto viene discusso in tale sede abbia poi vasta eco.

Quest’anno uno degli argomenti che ha destato la maggiore attenzione è la potenziale attività antitumorale dei farmaci incretino-mimetici, meglio noti con la sigla GLP-1 mimetici (o semplicemente GLP-1) che, usati da anni come antidiabetici, hanno acquisito vasta fama da quando si è scoperto che sono in grado anche di far perdere peso e quindi possono essere utilizzati con successo anche per curare l’obesità. Ciò li ha fatti diventare, ovviamente, medicinali dal grande impatto sociale e culturale - oltre che medico in senso stretto.