Sono numerose e di grande spessore le novità sul cancro che arrivano in queste ore dall’annuale Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco), in corso a Chicago. Anticorpi monoclonali, bispecifici, vaccini di nuova generazione, insomma il variegato arsenale offerto dall’immunoterapia, sta cambiando ulteriormente la lotta alla malattia, in termini di progressione, recidive, sopravvivenza e guarigioni.Ecco alcuni dei principali progressi, impensabili fino a pochi anni fa. Ha destato una particolare impressione l’azione dell’anticorpo bispecifico amivantamab, sviluppato da Johnson & Johnson, dimostratosi efficace nel trattamento dei tumore della testa e del collo metastatico o resistente, e che è capace di offrire una risposta completa in una quota consistente di pazienti, ovvero la totale assenza della malattia all’esame radiografico. I numeri parlano da soli: in 102 persone affette da queste malattie (che si erano estese o che si erano presentate come recidive dopo terapie non efficaci), la patologia si è ridotta o è scomparsa completamente in 43 di loro: in particolare, 28 pazienti hanno mostrato una riduzione significativa, in 15 persone i tumori sono stati completamente eradicati. L’anticorpo sembra essere efficace anche nei tumori di polmone e colon.Grandi passi avanti anche nel cancro della prostata e del pancreas, in termini di controllo della malattia e ritardo della comparsa di malattia metastatica, e della vescica: quasi il 90% (87,6%) dei pazienti con quest’ultima malattia, non muscolo-invasiva ad alto rischio di recidiva, è vivo a 5 anni. Un risultato ottenuto grazie all’aggiunta di un anno di trattamento con durvalumab di AstraZeneca alla terapia di induzione e mantenimento con Bacillus Calmette-Guérin (Bcg).Ma il tumore maligno che probabilmente continua a registrare i più radicali e rapidi progressi terapeutici è il melanoma, il più aggressivo cancro cutaneo. La combinazione di un vaccino a mRna personalizzato e dell'immunoterapia standard pembrolizumab si è dimostrata efficace nel dimezzare (-49%) il rischio di recidiva e di morte rispetto alla sola immunoterapia. La sperimentazione, iniziata nel 2021, mostra che dopo 5 anni è vivo il 92,2% dei pazienti cui è stato somministrato rispetto al 71,3% del gruppo di controllo. Combinato all'immunoterapia, il vaccino riduce le possibilità che il tumore ritorni ed è in grado di abbattere del 59% il rischio di metastasi a distanza e del 49% quello di recidiva. Si tratta di un vaccino totalmente “personalizzato”. In Italia, così come in altre parti del mondo, è in corso lo studio di fase 3, avviato per primo all'Istituto Pascale di Napoli da Paolo Ascierto, ordinario di Oncologia all'università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma Onlus. Commentando i risultati appena presentati all'Asco, Ascierto parla di un «giro di boa atteso»: sono risultati che «confermano che la strada intrapresa con il vaccino a mRna è quella giusta e che l'efficacia della combinazione con l'immunoterapia si mantiene costante nel tempo». Proprio sul melanoma, lo stesso Ascierto ha presentato a Chicago una vera e propria “superimmunoterapia” da somministrare prima di entrare in sala operatoria per neutralizzare sul nascere la capacità del tumore di resistere ai farmaci. Quest’arma segreta si chiama “Mdna11”, una citochina “intelligente” progettata in laboratorio per potenziare in modo mirato le difese biologiche dei pazienti e contrastare la possibile resistenza alle terapie. Lo studio multicentrico italiano è coordinato dalla Fondazione Melanoma in collaborazione con la biotech canadese Medicenna.Anche il tumore del fegato registra importanti avanzamenti sul fronte terapeutico. Una nuova combinazione di cure, basata sulla doppia immunoterapia durvalumab più tremelimumab, assieme alla terapia a bersaglio molecolare lenvatinib e alla procedura di chemioembolizzazione transarteriosa (Tace), ha ridotto il rischio di progressione di malattia del 30% nei pazienti con malattia non operabile. «Con questo regime di doppia immunoterapia - spiega Lorenza Rimassa, associata di Oncologia medica all'Humanitas University e responsabile dell'Oncologia epatobiliopancreatica all'Irccs Humanitas di Rozzano (Milano) -, quasi 1 paziente su 3 è vivo e senza progressione di malattia a 2 anni dal trattamento. Si tratta di un progresso significativo associato a una tendenza al miglioramento della sopravvivenza, con o senza l'aggiunta di lenvatinib».In significativo aumento pure la sopravvivenza dei malati con tumore al polmone avanzato: dopo sette anni, i pazienti trattati con la molecola lorlatinib hanno mostrato una probabilità del 55% di continuare a vivere senza progressione della malattia. Lo dimostra lo studio di fase 3 “Crown” in pazienti adulti affetti da tumore del polmone non a piccole cellule in stadio avanzato, non trattati in precedenza. Una neoplasia che colpisce soprattutto giovani e non fumatori. Anche questo studio, assieme ad altri, è stato presentato al congresso di Chicago, e pubblicato contemporaneamente su Annals of Oncology.Insomma, la ricerca oncologica corre veloce ma l'Europa, e l'Italia in particolare, rischiano di rimanere «drammaticamente» indietro senza una strutturata e rinnovata politica di investimenti in ricerca e sviluppo, proprio mentre sulla scena mondiale irrompe la Cina, capace quasi di superare il gigante tecnologico statunitense. Giuseppe Curigliano, presidente eletto della Società europea di oncologia medica (Esmo) e vicedirettore scientifico dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, mette in guardia dai rischi legati alla nuova mappa geopolitica della ricerca scientifica e agli equilibri che stanno “ridisegnando” questo ambito strategico. Da Chicago, Curigliano fa innanzitutto il punto sugli ultimi risultati raggiunti: «All'Asco sono stati presentati studi rilevanti su molte neoplasie. E c'è stata quest'anno un'esplosione degli anticorpi molecolari bispecifici, ovvero con due “teste” per riconoscere due bersagli attraverso i quali attaccare il tumore». Stiamo assistendo, afferma, ad «una rivoluzione tecnologica enorme e stiamo raggiungendo la capacità di creare dei farmaci che erano impensabili fino a dieci anni fa. Stiamo addirittura intercettando il cancro, attraverso la biopsia liquida, con l'identificazione di pazienti che ancora non sono pazienti perché ancora la malattia non si vede alla tac e alla pet, ma è nel dna». Oggi, dunque, «la mission è sempre più quella di sconfiggere il cancro. Sembrano parole grosse, ma in ambiente ematologico ciò è quasi una realtà. Quindi - evidenzia Curigliano - gli obiettivi che si pongono gli investimenti in ambito di ricerca sul cancro sono molto alti. È un messaggio molto forte di speranza».Per continuare questo trend è però «necessario potenziare la ricerca e se l'Italia non investe in ricerca e sviluppo - avverte - le aziende non verranno ad investire da noi e noi negheremmo ai nostri pazienti l'accesso all'innovazione. Dobbiamo creare una rete che attragga le aziende ad investire da noi». Difficile dargli torto visto che dei lavori presentati ad Asco 2026 - circa 45mila professionisti da tutto il mondo ed 8mila studi - oltre il 50%, dice Curigliano, «arrivano da Cina, Giappone e Corea del Sud e molta parte delle nuove sperimentazioni cliniche si sta spostando verso oriente».
A 5 anni dal vaccino, il 92% dei pazienti con melanoma è vivo
Dal Congresso mondiale di Chicago arrivano enormi novità per molti tumori. «Ma la ricerca di Ue e Usa perde colpi a vantaggio dei Paesi orientali»













