In questi giorni è in corso a Chicago il congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (Asco), l’appuntamento mondiale più importante per la presentazione di nuove ricerche sui tumori. In quattro giorni vengono presentati i risultati di circa 5mila studi, alla presenza di oltre 42mila specialisti partecipanti e un migliaio di giornalisti. Gli occhi di tutti sono puntati sulle novità, che fanno sperare, oltre agli oncologi, milioni di malati e familiari. In particolare quelli che devono affrontare una neoplasia in stadio avanzato o difficile da trattare, per la quale le terapie standard non funzionano più, e che ripongono fiducia nei progressi della ricerca scientifica esposti a Chicago. C’è un filo rosso che collega tutte le notizie in arrivo dagli Stati Uniti: la diagnosi che oggi, più che mai, deve essere estremamente precisa. Oltre che precoce. Cosa significa? «Innanzitutto che le possibilità di guarire sono maggiori quanto più la diagnosi è precoce, ovvero il tumore viene scoperto ai primi stadi, quando è di piccole dimensioni, confinato in un solo organo, senza metastasi - risponde Francesco Perrone, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) -. Oggi abbiamo degli esami di screening "salvavita" e milioni di italiani non li fanno. Quanto alla precisione: conoscere le mutazioni del Dna presenti nella neoplasia di un paziente, le caratteristiche molecolari del singolo tumore, è molto utile per orientare le scelte terapeutiche». Infatti, la quasi totalità delle novità proposte ad Asco implica l’esecuzione di test specifici che ci aiutano a stabilire qual è la cura più indicata caso per caso.
Tumori: i test che servono davvero, a che cosa e a chi
Oggi grazie a biomarcatori e analisi genomica è possibile «tagliare su misura» i trattamenti in modo impensabile rispetto al passato. Ma restano diversi problemi da risolvere perché l’accesso ad essi sia equo e omogeneo










