Per la prima volta, un nuovo farmaco immunoterapico è stato in grado di aumentare la sopravvivenza globale dei pazienti con tumore del polmone a piccole cellule, noto per la sua estrema aggressività.
Il farmaco "bispecifico" tarlatamab di Amgen ha infatti dimezzato il rischio di morte dei pazienti del 40%, aumentando la sopravvivenza globale dei pazienti da 8,3 a circa 14 mesi. Questi, in estrema sintesi, i risultati straordinari emersi dallo studio di Fase III DeLLphi-304, presentati ieri al Congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (Asco), a Chicago, e pubblicati sul New England Journal of Medicine.
Lo studio DeLLphi-304 è uno studio globale, randomizzato, di Fase 3, in aperto, che ha valutato l'efficacia e la sicurezza di tarlatamab in pazienti con tumore al polmone a piccole cellule dopo progressione della malattia in seguito a una linea di chemioterapia a base di platino. Lo studio ha arruolato 509 pazienti randomizzati a ricevere tarlatamab o chemioterapia standard. La peculiarità di tarlatamab si deve alla tecnologia BiTE che consente al farmaco di avere una duplice azione: attiva le cellule T del sistema immunitario e la guida contro un bersaglio molto particolare, la proteina DLL3 espressa dalle cellule tumorali.








