Congresso Asco a Chicago, 40mila oncologi si alzano ad applaudire uno studio: trovato il farmaco contro il tumore al pancreas, raddoppia la vita. Ora l'ok di Ema

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È commovente vedere una platea di 40mila oncologi di tutto il mondo che, al convegno di Chicago, si alza ad applaudire i risultati di uno studio. Quel gesto vale tutta la fatica. Vuol dire che la svolta c'è veramente. Vuol dire che ognuno di loro sa quante sono state le difficoltà, il dolore, i pazienti persi, i tentativi andati a vuoto.E vedere che esiste un farmaco - sperimentale e in fase clinica - contro il tumore al pancreas, è una di quelle notizie che spalanca il cuore. Solo in Italia i decessi sono 15mila all'anno. I risultati arrivano dallo studio Resolute, presentato al congresso della Società americana di oncologia clinica (ASCO) a Chicago.La molecola si chiama daraxonrasib ed è somministrata in compresse: nei pazienti con tumore al pancreas già metastatico (500 reduci da altre terapie) ha raddoppiato la sopravvivenza, con meno effetti collaterali rispetto alla chemioterapia: il farmaco ha portato la sopravvivenza media a oltre 13,2 mesi rispetto ai 6,7 ottenuti con la chemio. Un risultato che rappresenta, secondo gli oncologi, il maggiore successo da decenni, anche se la molecola è ancora in fase sperimentale. In Usa il trattamento è già accessibile per i pazienti attraverso il programma di Expanded Access, in attesa della definitiva approvazione commerciale. Il farmaco è inoltre in fase di sperimentazione in diversi altri studi clinici: per il trattamento di prima linea per il cancro al pancreas ancora non metastatico e per il trattamento di altri tumori correlati a mutazioni del gene RAS. "Si apre un nuovo scenario - commenta Nicola Silvestris, direttore Oncologia all'Istituto tumori Giovanni Paolo II di Bari e segretario Aiom - Il farmaco è attualmente in via di approvazione da parte dell'Agenzia europea dei medicinali".Dal summit oncologico di Chicago arrivano grosse novità anche per altri tipi di tumore. Una nuova combinazione terapeutica ha ridotto il rischio di progressione di malattia del 30% nei pazienti con tumore del fegato non operabile.