Chicago: 45 mila oncologi riuniti nella più grande e importante assise mondiale sul cancro. Basta uno sguardo per capire che è l'anno della Cina, che i farmaci cinesi sono pronti a sbarcare nei nostri ospedali. Dopo anni di “apprendistato” passati a produrre farmaci simili a quelli in commercio in Occidente, la Cina diventa protagonista. Tanto che il New York Times titola preoccupato “L'ascesa della Cina nello sviluppo di farmaci incombe sugli Stati Uniti”. E sul mercato mondiale, già in bilico per la politica trumpiana sul commercio dei farmaci.

Già, perché degli oltre 7 mila studi presentati, i cui risultati indirizzano le cure oncologiche presenti e future, circa la metà arrivano da Paesi orientali, Cina su tutti. A dimostrazione che la ricerca scientifica sta spostando il suo asse a est, lasciando poco spazio per l’Europa, schiacciata fra Usa e Cina appunto.

Beh, si dirà. L'importante è che arrivino nuovi farmaci e nuove speranze, e tra le ricerche presentate da ricercatori cinesi a Chicago ce ne sono almeno due che possono essere una buona cosa per chi si ammala di tumore del polmone. Ma tra gli oncologi serpeggia una certa inquietudine e la domanda a mezza bocca: possiamo fidarci dei dati cinesi?