(dell'inviata Manuela Correra) Cure sempre più all'avanguardia ed approcci di frontiera stanno rivoluzionando l'oncologia, portando risultati inimmaginabili fino a pochi anni fa. Ma questo 'tsunami terapeutico' sta anche mettendo gli oncologi di tutto il mondo dinanzi ad un nuovo, grande scoglio: il 'rebus' degli effetti collaterali delle nuove cure e la necessità di imparare a riconoscerli e trattarli con tempestività. Che questo punto rappresenti una forte preoccupazione per gli specialisti lo si percepisce chiaramente al congresso della Società americana di oncologia clinica (ASCO), l'appuntamento mondiale più importante del settore, dove un'intera sessione affronta proprio questo problema. Negli ultimi 20 anni l'oncologia ha beneficiato di una proliferazione di nuove terapie sistemiche che possono trattare il cancro con modalità prima impossibili. Tuttavia questi trattamenti, spiegano gli esperti, hanno dei profili di tossicità molto diversi dalla tradizionale chemioterapia. Le nuove terapie inducono cioè nuovi effetti collaterali, alcuni dei quali possono manifestarsi anche dopo la cessazione della cura o essere molto pericolosi. Un riconoscimento ritardato o una gestione inadeguata di questi effetti collaterali "può aumentare - avvertono - condizioni di malattia e mortalità". 'Dai nuovi agenti ai nuovi eventi avversi' è il titolo della sessione ASCO dedicata a come trattare le nuove complicanze in pazienti che sono sottoposti a cure oggi in grado di prolungare significativamente la sopravvivenza, dall'immunoterapia, agli anticorpi farmaco-coniugati alle terapie cellulari Car-t. "Dobbiamo essere consapevoli che è necessaria competenza per diagnosticare e trattare adeguatamente gli effetti collaterali, specie quelli più rari legati al rigetto della terapia o quelli più complessi", avverte Lucie Heinzerling dell'Ospedale universitario di Monaco. Un esempio è l'ipofisite, un'infiammazione della ghiandola ipofisi, legata ai farmaci con inibitori dei checkpoint immunitari, ancora non ben conosciuta e identificata dai medici ma che ha bisogno di essere prontamente trattata. I medici, sottolinea l'esperta, devono cioè "educare i pazienti in merito a quali effetti collaterali devono aspettarsi ed incoraggiarli a riportare al medico i propri sintomi invece, come spesso accade, di minimizzarli". E da una recente indagine, aggiunge, "risulta appunto che i pazienti con effetti avversi di lunga durata si sentono nella maggioranza dei casi non informati adeguatamente dal proprio medico". Un altro esempio sono i nuovi effetti collaterali che possono interessare occhi e pelle, come la pseudomicrocisti che riguarda la cornea e porta dolore e visione offuscata (collegata agli anticorpi farmaco-coniugati), l'uveite infiammatoria o la retinopatia che può portare al distacco della retina. "Effetti più seri possono poi riguardare i nervi cranici o portare alla sindrome da miastenia gravis, una patologia autoimmune cronica: E' particolarmente importante riconoscere rapidamente questa sindrome - sottolinea Lauren Dalvin della Mayo Clinic di Rochester - perchè la depressione respiratoria associata può rivelarsi fatale". Fondamentale è dunque il confronto con medici di altre specializzazioni, per un un approccio multidisciplinare e la condivisione delle informazioni. Per questo, la dottoressa Heinzerling ha creato un registro internazionale online sugli effetti collaterali dell'immunoterapia, che raccoglie e analizza i dati sulle reazioni avverse più rare, complesse e serie. I pazienti, è dunque il messaggio lanciato dal congresso ASCO, oggi più che mai, devono essere preparati su cosa aspettarsi dalle nuove terapie, specialmente se ci sono effetti collaterali che potrebbero protrarsi per lungo tempo.
Nuove cure contro i tumori, ma è rebus sugli effetti collaterali - Focus Tumore news - Ansa.it
Cure sempre più all'avanguardia ed approcci di frontiera stanno rivoluzionando l'oncologia, portando risultati inimmaginabili fino a pochi anni fa. (ANSA)









