Le Ragioni di Israele
Giuseppe Kalowski
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TEL AVIV – In un contesto interno surriscaldato dalla campagna elettorale ormai iniziata, che si concluderà con le elezioni politiche del prossimo ottobre, all’interno delle due coalizioni che si sfideranno per la conduzione della prossima legislatura si notano atteggiamenti spregiudicati dei rispettivi schieramenti, senza esclusione di colpi bassi. Nella coalizione di opposizione è già in atto una lotta per chi sarà il futuro primo ministro israeliano nel caso di vittoria elettorale, e il partito di sinistra dei «Democratici», per bocca del suo leader Yair Golan, ha già messo in chiaro che non darà il voto per la formazione di qualsiasi governo che risulti vincente su Netanyahu, ma che dovranno essere messi sul tavolo alcuni princìpi per loro irrinunciabili, come l’istituzione del matrimonio civile.
Dall’altra parte Netanyahu è sotto ricatto ancor prima delle elezioni, dove Ben-Gvir cerca di massimizzare a suo vantaggio la trappola libanese, e i partiti ultraortodossi stanno cercando di ottenere una legge che certifichi la loro esclusione dal servizio di leva obbligatorio prima delle elezioni, in modo da assicurarsi il futuro. Potrebbero, se non accontentati, dare il loro consenso alla formazione di una commissione d’inchiesta statale, già richiesta dall’opposizione, per definire le responsabilità del 7 ottobre. Inchiesta statale sempre rifiutata da Bibi perché, forse non del tutto ingiustificatamente, giudica la commissione prevenuta in partenza, essendo composta da giudici in prevalenza di sinistra.












