Forte dell’approvazione definitiva, da parte della Knesset, di un disegno di legge che, come gli chiedevano i suoi alleati ultraortodossi, congela gli arresti dei giovani religiosi renitenti alla leva, uno dei temi della campagna elettorale israeliana, Benyamin Netanyahu ieri è tornato a fare la voce grossa con l’Iran. Per il momento Israele, su richiesta degli Stati Uniti, resta fuori dalla guerra contro Teheran rilanciata da Donald Trump. Tuttavia, il premier israeliano ha avvertito che l’aviazione dello Stato ebraico è pronta a colpire l’Iran come fece il 28 febbraio, assieme a quella statunitense, scatenando il conflitto in corso nel Golfo. Israele risponderà con una forza «molto maggiore» a eventuali lanci di missili e droni da parte dell’Iran, ha minacciato Netanyahu. «Ho un messaggio per i leader dell’Iran: non contate sul fatto che regnerà la calma se ci attaccherete», ha affermato. «Sono finiti i giorni in cui qualcuno poteva attaccarci senza pagare un prezzo pesante», ha proseguito, lasciando intendere che stavolta non «cederà» alle pressioni della Casa Bianca che, nelle scorse settimane, per salvare il memorandum d’intesa con l’Iran in via di definizione, aveva chiesto a Israele di contenere le proprie operazioni militari contro l’Iran e soprattutto contro il Libano, protetto da Teheran.
Roma senza svolta, Netanyahu ha mani libere in Libano e guarda a Teheran | il manifesto
Israele (Internazionale) Forte dell'approvazione definitiva, da parte della Knesset, di un disegno di legge che, come gli chiedevano i suoi alleati ultraortodossi, congela gli arresti dei giovani religiosi renitenti alla leva, uno dei temi della campagna elettorale israeliana, Benyamin Netanyahu ieri è tornato a fare la voce grossa con l'Iran. Per il momento Israele, su richiesta degli







