Va di fretta Benyamin Netanyahu. Il premier israeliano sembra convinto che la finestra politica per tornare alle urne si aprirà prima del previsto e accelera la campagna per le legislative su punti che ritiene fondamentali. Non la questione palestinese, totalmente fuori da qualsiasi dibattito elettorale e affidata all’azione devastante delle forze armate e dei coloni. E neppure l’Iran, sul quale esiste una visione comune – l’uso della forza – a gran parte delle formazioni politiche israeliane.

NETANYAHU PUNTA su due dossier che dividono la società israeliana: la controversa legge che equipara lo studio della Torah al servizio militare, garantendo di fatto nuove esenzioni alla leva per i giovani haredi, gli ultraortodossi, e lo scontro frontale con la Corte Suprema, culminato domenica con una inedita decisione del governo che mette in discussione l’obbligo dell’esecutivo di conformarsi a una sentenza della Corte.

Il fine è consolidare la destra religiosa che forma il suo governo ed evitare di perdere pezzi a favore dell’opposizione.

Netanyahu sa che la sopravvivenza del suo blocco passa attraverso i partiti haredi – Shas e Giudaismo Unito della Torah -, senza i loro seggi sarà impossibile rilanciare la coalizione ora al potere. Per questo ha scelto di soddisfare la richiesta che gli ultraortodossi considerano prioritaria: sancire legislativamente che lo studio della Torah rappresenta un valore nazionale equivalente al servizio nell’esercito. E lo ha fatto sapendo di suscitare indignazione tra centinaia di migliaia di riservisti richiamati più volte negli ultimi tre anni.