Le Ragioni di Israele

Giuseppe Kalowski

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Il Likud, il partito di Netanyahu che detiene la maggioranza relativa alla Knesset, il Parlamento israeliano, ha proposto il 20 ottobre come data delle elezioni politiche per la scadenza della legislatura. Quel giorno si deciderà se Bibi manterrà la leadership dello Stato ebraico oppure dovrà cedere lo scettro del premierato a Naftali Bennett o all’emergente Gadi Eisenkot. Queste elezioni coincidono con il momento più difficile e più angosciante per Israele dopo il terribile 7 ottobre 2023 e tutto ciò che ne è conseguito. Il tradimento di Trump nei confronti dello Stato ebraico ha lasciato il segno. L’opinione pubblica è basita, incredula di fronte al comportamento dell’Amministrazione americana, e ogni giorno che passa segna una distanza sempre maggiore nel rapporto tra Bibi e Trump. Il Likud sta rimuovendo i cartelli elettorali che raffigurano Netanyahu e Trump insieme, perché ormai considerati deleteri e controproducenti. La figura del presidente americano in Israele è vista sempre più con fastidio: toglie voti, non ne aggiunge.

Ogni due ore sentiamo dichiarazioni diverse da Trump. Ha detto che il memorandum d’intesa costringerà l’Iran a fare grosse rinunce, che verranno elaborate nei 60 giorni successivi, ma al contempo sostiene che gli Stati Uniti sono sempre pronti a bombardare nuovamente il territorio iraniano con mezzi estremamente distruttivi. Non rivelare poi il contenuto del memorandum (che, si noti bene, non è un accordo ma una dichiarazione d’intenti) al suo più grande alleato, o forse ex alleato a questo punto, è un fatto estremamente grave. A Tel Aviv si teme il peggio e si respira una preoccupazione nell’opinione pubblica superiore perfino a quella dei 40 giorni di guerra contro l’Iran, quando missili balistici colpivano le città israeliane con il dichiarato obiettivo di prendere di mira i civili.