Il video incendiario postato dal ministro della Sicurezza israeliano Itamar Ben Gvir, con gli attivisti della Flottiglia sbeffeggiati e in ginocchio, sembra non aver spostato di una virgola lo stallo nell'esecutivo di Gerusalemme. Il premier Benjamin Netanyahu, pur prendendo le distanze (blandamente, hanno scritto i commentatori), di fatto non ha messo alla porta "quel delinquente razzista di sempre", come viene definito Ben Gvir in patria da buona parte dei media.

Il governo era già in crisi, la campagna elettorale non è partita ufficialmente ma è effettivamente in corso, il dissenso dentro l'esecutivo è emerso con forza nelle parole di condanna del ministro degli Esteri Gideon Sa'ar. Il banco di prova è il voto dietro l'angolo, tra settembre e ottobre. "Quello di Ben Gvir, è stato un atto premeditato di terrorismo politico anti-israeliano, un esempio di suprematismo ebraico, concepito per rafforzare il suo sostegno tra le fila degli estremisti ebrei in vista delle elezioni", ha scritto sul Times of Israel David Horovitz. "Il danno è incalcolabile. Netanyahu affermò nel 2021 che Ben Gvir non è idoneo a ricoprire la carica di ministro. Non avrebbe mai dovuto cambiare idea", ha aggiunto . Definendo il voto "l'inizio della fine del peggior governo nella storia di Israele", il presidente dei Democratici Yair Golan ha affermato che "non importa più se le elezioni vengono anticipate: l'esecutivo che ha causato danni senza precedenti a Israele è vicino alla fine del suo percorso". E Bibi non è lo stesso Bibi di cinque anni fa. Adesso per la prima volta nella sua vita politica si trova in una situazione definita dai notisti politici "lose-lose". La condizione appare senza vere vie d'uscita. Pesa anche la legge sull'esenzione dalla leva per i religiosi. Per il premier la scelta è più che complicata: se approva avrà contro l'opinione pubblica, se non lo fa i suoi alleati cercheranno altre vie. Non solo, nel Likud, la casa politica di Netanyahu, si è arrivati alla resa dei conti, diverse defezioni sono assicurate e il primo ministro - dicono i ben informati - "ripone le sue speranze in un nuovo partito di destra moderata che ribalti la situazione". Dall'altra parte, in termini stringenti di seggi, molto dipenderà da come i partiti di opposizione decideranno di allearsi.