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Itamar Ben-Gvir è il più estremista fra i ministri del governo di Benjamin Netanyahu, il più a destra nella storia di Israele. Mercoledì il suo video in cui cammina con fare ostile e sprezzante tra gli attivisti della Global Sumud Flotilla, legati e tenuti con la faccia a terra al porto di Ashdod in Israele, ha provocato molte reazioni internazionali, ma non è certo insolito per il personaggio.

È al suo primo vero ruolo all’interno di un governo, ma il ministero della Sicurezza pubblica gli garantisce un grande potere: fra le altre cose controlla la polizia nazionale e quella di frontiera tra Israele e Cisgiordania. Per molti anni è rimasto ai margini della politica israeliana, troppo estremista, radicale e provocatore per essere considerato un interlocutore credibile, ma dal 2022 il suo partito Potere Ebraico è il principale alleato del primo ministro Benjamin Netanyahu, insieme al Partito Sionista Religioso del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich.

Ben Gvir ha posizioni apertamente razziste, antimusulmane e antiarabe e ha un passato da militante in organizzazioni poi considerate terroristiche. Vive a Kiryat Arba, una colonia israeliana in Cisgiordania alla periferia della città palestinese di Hebron, considerata dal diritto internazionale un insediamento illegale. Non riconosce l’esistenza di un popolo palestinese e ritiene che sia la Cisgiordania che la Striscia di Gaza dovrebbero diventare parte di un più grande stato ebraico, nel quale i palestinesi possano decidere di vivere sottostando alle leggi israeliane o andarsene. Negli ultimi anni è stato fra i più radicali sostenitori della guerra nella Striscia di Gaza e delle violenze dell’esercito israeliano, negando che ci sia stata una carestia di cibo.