Sei seggi. La forza di Itamar Ben-Gvir sta qui. Secondo l’ultimo sondaggio pubblicato ieri, il capo del partito israeliano di estrema destra 0tzma Yeudit, autore dell’infame trattamento imposto ai militanti della Flotilla, sta nell’essere decisivo anche in un prossimo, eventuale governo Netanyahu, che pure tuttora - secondo gli istituti demoscopici - sarebbe accreditato di soli 51 seggi contro i 56 dell’opposizione: entrambi sotto i 61 necessari per avere la maggioranza nei 120 seggi della Knesset.

Nella coalizione a favore del Primo ministro vengono per la prima volta conteggiati i quattro seggi del partito Sionismo Religioso, anche esso di estrema destra, che fa capo al ministro delle finanze Smotrich e che finora era sotto la soglia di sbarramento. Dopo la richiesta di Antonio Tajani all’Unione Europea, è verosimile che Ben-Gvir sia bandito dalla comunità internazionale. Ma questo per lui, invece che uno stigma, è una medaglia al valore da spendere prima delle lezioni politiche previste tra settembre e ottobre. I sondaggi dicono che sette israeliani su dieci sono favorevoli alla pena di morte su base etnica approvata su proposta dello scandaloso ministro.

E se Natanyahu è stato costretto a prendere le distanze dal suo ministro per una plateale provocazione, non è detto che non ne condivida la strategia politica: un Israele aggressivo, che sta già occupando più territorio di Gaza di quanto previsto dagli accordi, che vuole mano libera in Cisgiordania affondando definitivamente l’ipotesi dei «due popoli e due Stati» e che è contrario a qualunque compromesso con l’Iran fino ad una impossibile vittoria militare completa. Netanyahu ignora completamente l’opinione pubblica europea e occidentale, con la sola, decisiva eccezione degli Stati Uniti. Sente solo Trump e parla solo con Trump. Fino a quando Trump gli darà retta, è impossibile aspettarsi un atteggiamento diverso.