L'intervista I video ci hanno fatto capire che questo avviene per garantire margini di profitto elevati a chi produce i nostri beni quotidiani sfruttando le persone e uccidendole
Giovanni Ferrarese, ricercatore dell’Istituto di Studi sul Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche, curatore (con Donato Di Sanzo e Francesco Carchedi) dell’ultimo Rapporto Agromafie e Caporalato e autore del volume Il caporalato (Carocci, ed), cosa sta succedendo nelle campagne calabresi?
Questa violenza non è inedita, qualche anno fa era stato ucciso a fucilare Sumalia Sako.
Cominciamo col dire che il caporalato non è un fenomeno meridionale: il termine caporale nasce nella pianura padana con le mondine. Il primo omicidio di epoca moderna di questo tipo è del 1993 quando la bracciante Ornella Gardini venne pestata a morte a Verona da un’altra donna per aver qualche minuto di ritardo nel recarsi al lavoro. Questo lessico militare non è casuale: si mette in conto che la gestione della forza lavoro deve essere come quella di un esercito. E nell’esercito non si ammettono insubordinazione, anche attraverso punizioni estreme.
L’origine di queste parole ci spiega che la violenza è semplicemente l’ultimo strumento al quale si ricorre quando tutti gli altri hanno fallito.












