Una violenza che ha radici nelle tensioni familiari nate tra due genitori in fase di separazione, che sul nonno ha avuto l'epilogo più tragico lasciando i piccoli testimoni dell'omicidio di Rorai Piccolo nel dolore e nella paura. Ha soltanto sedici anni la figlia di Fabrizio Barberini, il cinquantenne originario di Latina in stato di fermo per l'omicidio del suocero Marius Adrian Dorobantu, che di anni ne aveva 59. Ha vissuto in diretta le fasi del litigio tra padre e nonno avvenuto in casa. È lei che allerta la mamma affinché intervenga e si ritrovi un po' di pace. La sua testimonianza è molto importante per gli inquirenti ed è stata raccolta dagli investigatori della Squadra Mobile con la massima cautela. Ha permesso di far chiarezza su quello che è successo all'interno della villetta di via Zuccolo. La ragazza non ha potuto riferire sulla seconda fase dell'aggressione, avvenuta in giardino, quando Dorobantu è stato colpito in testa con una pietra, perché si era rifugiata in bagno assieme alla madre e al fratellino. Non è possibile, dunque, stabilire se Barberini abbia tentato di sfondare la porta del bagno prima o dopo aver colpito Dorobantu in testa con una pietra.
LA RICOSTRUZIONE A tutelare mamma e figli è l'avvocato Laura Presot, che proprio quel venerdì pomeriggio, 29 maggio, aveva un appuntamento con Andra Florina Dorobantu per gestire gli aspetti della separazione. «Non siamo in grado di riferire - spiega - se Barberini sia rientrato in casa dopo aver colpito il nonno o abbia tentato di sfondare la porta del bagno prima di raggiungere il suocero in giardino. La minore, purtroppo, insieme al fratellino è stata testimone della lite e ha ricostruito l'esatta dinamica di ciò che è avvenuto in casa». Mamma e figli, barricati in bagno, hanno poi sentito due spallate contro la porta, poi è calato il silenzio finché i poliziotti della Squadra Volante non hanno suonato il campanello di casa. Il timore dell'avvocato Presot è che le conseguenze della violenta reazione di Barberini potessero essere ancora più gravi. «Ha colpito in testa con una bottiglia di vetro anche l'ex compagna - osserva - Si è salvata perché ha avuto la prontezza di girarsi di spalle, altrimenti sarebbe stata colpita in volto, e perché aveva la testa avvolta nell'asciugamano ed è stata colpita alla nuca, dove l'asciugamano era più spesso». LE LESIONI La difesa - gli avvocati Giorgio Mazzucato e Francesco Sinigoi - chiederanno di far chiarezza su lividi, graffi e tagli che Barberini, durante la loro visita in carcere, ha mostrato. A spiegare i graffi sul petto è stata la stessa ex compagna. È stata lei a procurarglieli nella fase iniziale del litigio cominciata in giardino, quando papà Dorobantu è intervenuto per proteggerla e si è ritrovata a dover dividere i due uomini. L'avvocato Presot ritiene che uno dei passaggi importanti in questa fase delle indagini sarà proprio quello di stabilire la natura degli ematomi e dei graffi sul corpo di Barberini. Dalle testimonianze raccolte non emerge che nonno Dorobantu abbia colpito il genero durante le fasi del litigio all'interno dell'abitazione. Barberini ai soccorritori ha invece detto di essere stato «massacrato» dal suocero, poi sarebbe entrato in una sorta di stato comatoso che ha indotto l'equipaggio dell'elisoccorso a trasportarlo nel reparto di terapia intensiva di Udine, dove una tac ha escluso lesioni, tanto che è stato trasferito a Pordenone, dove poi è stato interrogato. Presenta lividi anche a una spalla e una clavicola. È stato colpito da Dorobantu o sono compatibili con le spallate contro la porta del bagno?













