PORDENONE - Sono stati convalidati l'arresto e la custodia cautelare in carcere per Fabrizio Barberini, il 50enne accusato di aver ucciso il suocero Marius Adrian Dorobantu, di 59 anni, lo scorso 29 maggio a Porcia. L'uomo aveva inferto il colpo fatale durante una lite, scoppiata tra i due perché il suocero era intervenuto in una discussione nata tra Barberini e l'ex compagna. I coniugi stanno divorziando.

L'udienza di convalida La decisione arriva dopo l’udienza di convalida durante la quale la difesa aveva avanzato richieste alternative alla detenzione, sostenendo una ricostruzione dei fatti differente rispetto all’impianto accusatorio e sollecitando misure meno afflittive, come i domiciliari o l'obbligo di dimora, per poter continuare a lavorare e sostenere economicamente l'ex compagna e i tre figli minorenni.Il timore dell'ex compagna «Forse voleva finirci». È il timore espresso dalla ex compagna di Fabrizio Barberini, riferendosi a quando si era barricata in bagno con i figli di 15 e 7 anni durante i momenti più drammatici della vicenda che si sarebbe conclusa con l'omicidio del padre, Marius Adrian, avvenuto a Porcia. Un passaggio richiamato nell'ordinanza del Gip che ha disposto la custodia cautelare in carcere per l'uomo e che ricostruisce gli istanti successivi all'aggressione. Secondo quanto emerge dal provvedimento, alla base della discussione familiare ci sarebbe stata la scoperta di un AirTag che l'uomo avrebbe nascosto nell'auto dell'ex compagna per monitorarne gli spostamenti. Da quel confronto sarebbe poi scaturita un'escalation culminata nei fatti oggetto dell'indagine.Dopo avere chiamato il 112 ed essere stata invitata a rimanere chiusa nel bagno insieme ai bambini, la donna avrebbe sentito Barberini tentare ripetutamente di sfondare la porta senza pronunciare alcuna parola. La paura, riportata negli atti, era che potesse raggiungerli. Il gip evidenzia come l'indagato fosse ancora intento a cercare di abbattere la porta, quando sul posto sono arrivati gli agenti della Squadra Volante, intervenuti pochi minuti dopo la richiesta di aiuto.L'ingresso delle forze dell'ordine avrebbe così interrotto l'azione e consentito di mettere in sicurezza la donna e i due figli minori, rimasti barricati nel bagno fino a quando non hanno sentito la voce di una poliziotta chiedere se ci fosse qualcuno in casa. Nell'ordinanza il giudice richiama questo elemento come uno dei passaggi centrali nella valutazione della gravità del quadro ricostruito dagli inquirenti.Le indagini Intanto proseguono le attività investigative disposte dalla Procura. Nella giornata odierna è stato effettuato un sopralluogo nell’abitazione teatro dei fatti. Secondo quanto riferito dall’avvocato Giorgio Mazzuccato, che assiste l’indagato, dagli accertamenti eseguiti non sarebbero emersi nuovi elementi di rilievo. Il legale ha inoltre annunciato di avere depositato un’istanza urgente per ottenere l’autorizzazione a documentare con fotografie e riprese video le condizioni fisiche del proprio assistito all’interno del carcere. L’obiettivo, spiega la difesa, è certificare le numerose ferite riportate dall’uomo e sostenere la tesi secondo cui sarebbe stato aggredito dalla vittima prima degli eventi al centro dell’indagine.L'autopsia Sempre oggi sono iniziate all'ospedale di Pordenone gli accertamenti sul corpo della vittima. I tecnici hanno effettuato una Tac total body disposta dalla locale Procura della Repubblica. Domani, giovedì 3 giugno, gli accertamenti continueranno con l'esame autoptico sempre affidato al medico legale Antonello Cirnelli che ha il compito di chiarire le cause e l'orario della morte. Tra gli elementi che dovranno essere approfonditi figurano la tipologia e il numero delle lesioni presenti sulla salma, la loro eventuale successione temporale, la dinamica dei colpi e la compatibilità con eventuali oggetti repertati sulla scena del delitto, tra cui un collo di bottiglia e dei sassi. Le parti coinvolte nel procedimento hanno nominato i rispettivi consulenti tecnici di parte. Al consulente della Procura sono stati concessi 90 giorni per il deposito della relazione conclusiva.