PORCIA (PORDENONE) - Si trova in un ambiente protetto insieme ai tre figli minori, ospitata da altre persone. È da qui che riparte la vita dell'ex compagna di Fabrizio Barberini, l'uomo accusato di avere ucciso Marius Adrian Dorobantu, 59 anni, padre della donna, intervenuto per soccorrere la figlia durante la violenta lite culminata nel delitto. Nelle ore successive all'omicidio la donna ha formalizzato la denuncia per maltrattamenti in famiglia, raccontando alla polizia di Stato un quadro di violenze e sopraffazioni che, secondo il suo racconto, si sarebbe protratto per anni. Assistita dall'avvocato Laura Presot, che ieri era Palazzo di Giustizia dopo avere ricevuto il mandato, la donna ha riferito episodi di tensione domestica e comportamenti violenti maturati nel corso della lunga convivenza con Barberini.

Fabrizio Barberini uccide a colpi di pietra il suocero, il killer in carcere: «Mi sono solo difeso» L'INFERNO Secondo quanto emerge dalla denuncia, la relazione sarebbe stata segnata da discussioni frequenti, maltrattamenti, schiaffi, prese per il collo e aggressioni fisiche che avrebbero alimentato nel tempo un clima di paura e soggezione. Una situazione che, stando al racconto della donna, non sarebbe nata improvvisamente ma avrebbe accompagnato per anni la vita familiare. Lei e Barberini convivevano da circa sedici anni e insieme stavano crescendo i tre figli minori. Per lungo tempo, tuttavia, la donna avrebbe tentato di andare avanti nonostante le difficoltà, frenata dal timore delle possibili reazioni del compagno e dalla necessità di proteggere i bambini. Nella denuncia viene descritto un rapporto nel quale la donna si sarebbe trovata in una posizione di forte dipendenza psicologica e soggezione, una condizione che avrebbe reso difficile interrompere la convivenza o chiedere aiuto prima. La paura, secondo quanto riferito, sarebbe stata un elemento costante.A confermare la gravità del quadro emerso sarebbe anche la tempistica del contatto con l'avvocato Laura Presot, che ieri ha incontrato la sua assistita. La legale, infatti, sarebbe stata chiamata dalla donna proprio la mattina dell'omicidio, quando le era stato chiesto di prestare assistenza in una situazione di forte conflittualità familiare. Tra le due era stato fissato un appuntamento per le 16 di quel giorno, poi mai avvenuto. Alle 15,30 un'altra telefonata, nella quale la donna avrebbe riferito di essere stata colpita dal compagno con una bottiglia.Fabrizio Barberini arrestato per l'omicidio del suocero Marius Adrian Dorobantu. Ucciso a colpi di pietra mentre difendeva la figlia CONVIVENZA La famiglia viveva nella villetta di via Zuccolo 92, a Porcia. Nella stessa abitazione risultava residente anche Marius Adrian Dorobantu. La presenza del padre venerdì non sarebbe stata occasionale. Dorobantu rappresentava infatti un punto di riferimento per la famiglia e contribuiva all'accudimento dei bambini, anche in considerazione degli impegni lavorativi di entrambi i genitori. Barberini lavora in un'azienda di Villotta, la convivente all'asilo Melarancia. Ma il nonno era lì anche per sorvegliare la situazione e fare da supporto alla famiglia. La donna ha inoltre la madre residente in provincia di Pordenone, altro riferimento familiare in queste ore segnate dal lutto e dalle indagini. IL FILONE Parallelamente all'indagine per omicidio, il racconto della donna apre ora anche un fronte legato ai presunti maltrattamenti domestici. Un quadro mai emerso fino ad oggi: non c'era mai stata nessuna denuncia. Saranno gli approfondimenti investigativi e gli eventuali riscontri a stabilire tempi, modalità e responsabilità degli episodi denunciati, mentre madre e figli restano lontani dalla loro abitazione, oggi sotto sequestro, nel tentativo di ricostruire una quotidianità travolta dalla tragedia.