A pesare sull’omicidio di via Zuccolo, a Rorai Piccolo, è l’ombra delle violenze domestiche. Ed è in questo clima che Marius Adrian Dorobantu, 59 anni, romeno che a Porcia si era trasferito per stare accanto alla figlia e ai nipoti, sarebbe stato aggredito e colpito in testa con una bottiglia di vetro da Fabrizio Barberini, il 50enne originario di Latina a cui il gip Beatrice Arnosti, convalidato il fermo, ha applicato la misura cautelare in carcere. La sua verità è stata ritenuta inattendibile e contradditoria rispetto al quadro ricostruito dalla Squadra Mobile, coordinata dal pm Federica Urban. Il giudice ha valorizzato testimonianze, filmati della videosorveglianza dei vicini, telefonate d’aiuto al 112 e referti medici, a cominciare da quello in cui si evidenzia che lo stato di semi-incoscienza, che ha portato il medico a intubare Barberini e a trasportarlo all’ospedale di Udine, fosse simulato. Barberini viene tratteggiato come un «manipolare». I gravi indizi di colpevolezza in ordine all’omicidio volontario sono stati riconosciuti, così come il pericolo di fuga e la reiterazione del reato che giustificano la misura cautelare.

IL GPS A scatenare la lite tra Barberini e la compagna è stato un “airtag”, ovvero un Gps installato di nascosto sull’auto per registrarne i movimenti. Lei - rientrata dalla Posta dopo aveva attivato la carta PostePay, segno dell’indipendenza economica conquistata con un posto di lavoro - riceve una notifica sull’iPhone da parte dell’apparecchio. Barberini rientra mentre lei lo sta cercando nel bagagliaio. Lui lo recupera (ce l’avrà ancora in tasca quando viene soccorso) e comincia il litigio. «Adesso vado dall’avvocato», gli urla la donna. Interviene anche nonno Dorobantu. Barberini lo minaccia e l’ex compagna interviene separandoli. La lite continua in casa. Barberini teme di essere cacciato di casa, se la prende con il suocero e lo invita ad andarsene. «Sono qui - risponde la vittima - per difendere mia figlia». È un’escalation. Interviene anche la moglie di Dorobantu, collegata in videochiamata. Barberini - secondo la testimonianza della stessa figlia - afferra una ciotola di vetro e minaccia il nonno: «Ti ammazzo». Cominciano a picchiarsi, urla, oggetti che cadono fino all’intervento di Andra Florina, che verrà colpita due volte sulla nuca con una bottiglia di vetro da litro, di quelle spesse che si usano per l’acqua. IN GIARDINO Madre e figli si barricano in bagno. Sono terrorizzati. Al termine della sua deposizione in Questura, lei manifesterà tutta la sua preoccupazione: «Temo per la mia vita e quella dei miei figli, sono il suo obiettivo principale. Non voglio e non posso morire, ho dei figli da crescere». Figli che abbraccia stretti nel bagno di casa, mentre lui tenta, due volte, di sfondare la porta. Che cosa sia successo dal momento in cui si sono chiusi a chiave in quella stanza è stato ricostruito con la testimonianza di una vicina e delle telecamere. Il nonno, già colpito due volte con la bottiglia mentre era sul divano a pancia in giù, esce di casa e saltando il muretto del giardino raggiunge il vicolo. Sono le 15.30. L’uomo si porta in via Zuccolo, dopo qualche secondo torna indietro. Ha già telefonato al 112 (ore 15.32). Alle 15.33, nel filmato, lo si vede cadere improvvisamente a terra, come se fosse stato colpito da qualcosa. Si rialza a fatica tenendosi un braccio attorno alla testa. Arriva, saltando anche lui giù dal muretto, anche Barberini. La vittima si allontana, Barberini si china vicino al muretto come se stesse raccogliendo qualcosa a terra e torna nel giardino di casa sua. Mentre le telecamere lo inquadrano vicino alla porta della cucina, alle 15.36 Dorobantu si siede sul muretto del vicino per poi accasciarsi a terra. I poliziotti troveranno Barberini steso in giardino con la pietra insanguinata vicino alla mano. Dirà che il suocero lo ha aggredito strofinandogliela contro la faccia.LE CHIAMATE Marius Adrian Dorobantu le ultime parole della sua vita le ha scambiate con un poliziotto della sala operativa della Questura. Il 59enne, alle 15.32 del 29 maggio, telefona al 112 chiedendo aiuto. «L’ex ragazzo di mia figlia ci ha attaccato - riferisce, il respiro affannato - sono pieno di sangue...». Il poliziotto gli chiede se l’aggressore è armato: «Con oggetti di casa - riferisce - tipo un palo». Alle 15.30 il Numero unico di emergenza riceve da via Zuccolo 92 un’altra telefonata. È quella di Andra Florina Dorobantu, che barricata in bagno con i figli teme per l’incolumità del genitore. È già stata colpita con due bottigliate in testa da Fabrizio Barberini, mentre tentava di sedare la lite scoppiata in cucina tra l’ex compagno e il padre. «Il mio compagno - spiega - mi ha colpito con una bottiglia in testa e adesso sta picchiando mio padre... per favore». All’operatore della sala operativa della Sores, a cui il 112 gira la telefonata perché la donna ha una ferita in testa che sanguina, manifesta tutta la sua paura quando sente Barberini dar spallate alla porta del bagno chiusa a chiave dall’interno. «Voleva entrare - spiega - forse per finirci non lo so». Immediata, da parte dell’infermiere che sta gestendo la telefonata, l’attivazione delle forze dell’ordine. I poliziotti della Squadra Volante arriveranno in via Zuccolo alle 15.35. Suonano il campanello, ma nessuno risponde. Notano qualcuno in giardino e si avviano verso il vicolo laterale. Trovano nonno Dorobantu appoggiato con la schiena al muretto di recinzione del vicino, piegato su se stesso, la testa sanguinante, nessun segno di vita. L’uomo con la maglietta rossa che poco prima hanno visto muoversi in giardino è nella veranda della villetta, steso a terra, vicino alla sua mano sinistra c’è una grossa pietra con tracce di sangue. È in quel momento, rassicurati dalla presenza dei poliziotti, che madre e figli escono dal bagno, spaventati e ancora ignari della tragedia familiare che sta per scuotere le loro vite. La donna verrà medicata in ospedale per la ferita alla nuca dovuta alle due bottigliate inferte da Barberini: punti di sutura e 10 giorni di prognosi. L’ex compagno, apparentemente in stato di semi-incoscienza, verrà intubato, sedato e trasportato in elicottero all’ospedale di Udine, dove una tac total body escluderà un quadro neurologico compromesso e traumi gravi. Contusioni ed escoriazioni riscontrate sul suo corpo non sono gravi e consentiranno ai medici di trasferirlo a Pordenone, dove verrà risvegliato e sottoposto a interrogatorio da parte del pm Federica Urban.