Il pensiero politico di Gilles Deleuze è stato spesso ridotto a etichette discutibili anche in Italia. La ricerca del filosofo francese, a cominciare da quella condotta con lo psicoanalista Félix Guattari in libri formidabili come L’Anti-Edipo e Mille piani, è rimasta schiacciata tra letture postmoderne e altre di tipo populiste. Da un lato, c’è una visione che ha celebrato il desiderio come pura sregolatezza edonistica; dall’altro, una critica che lo ha liquidato come un’astrazione lontana dai bisogni materiali.
Né l’uno, né l’altro. Qualcosa di nuovo finalmente si sta muovendo grazie a una diffusa attività seminariale e editoriale che ha portato anche alla pubblicazione di due libri. Il lettore italiano può apprezzare una parte del lavoro fatto da uno dei più acuti interpreti francesi di Deleuze e Guattari: Guillaume Sibertin-Blanc, Macchine di cattura del desiderio. La teoria dello Stato di Deleuze e Guattari (ombre corte, pp. 112, euro 12). Una versione completa del testo si trova in Politique et État chez Deleuze et Guattari pubblicato nel 2013 da Puf. Il secondo libro è quello della pensatrice femminista italo-australiana Rosi Braidotti, Deleuze. Il desiderio di divenire (Castelvecchi, pp. 255, euro 25).











