La forza e la bellezza del pensiero e della scrittura di Édouard Glissant ci costringono a percorrere sentieri impervi, e forse perciò – nonostante siano già stati tradotti in Italia una decina di suoi testi, fra cui romanzi, raccolte poetiche e almeno tre saggi importanti – Introduzione a una poetica del Diverso (1998 e 2020), Poetica della Relazione (2007), Il pensiero del tremore (2008) – la sua opera fatica a trovare l’ascolto che meriterebbe, essendo un insieme complesso che sfida il nostro tempo. Ultima opera saggistica dello scrittore martinicano, pubblicata nel 2009, due anni prima della sua morte, Filosofia della Relazione Poesia in estensione (Mimesis «Macula», a cura di Renato Boccali, pp. 144, euro 16,00) conclude un percorso di ricerca di oltre cinquant’anni, presentandosi, anche nella tipologia della scrittura adottata, come un bilancio in cui le diverse tappe, non necessariamente in ordine cronologico, sono indicate da una serie di brevi capitoli, che si susseguono come le voci di un dizionario, e indicano la natura dinamica della filosofia della Relazione.
È una «filosofia errante», nomade, che si sforza di mettersi in sintonia con i ritmi del mondo e delle sue molteplici storie: «il pensiero arcipelagico o dello sperimentare», «il pensiero del tremore», «il nuovo pensiero della frontiera», «il pensiero dell’erranza», «il pensiero della creolizzazione», «il pensiero dell’imprevedibile», «il pensiero dell’opacità», «il pensiero della Relazione», «il pensiero della traccia», seguiti poi da molte altre tipologie che riaffiorano carsicamente nel testo. A ben guardare, tutte queste definizioni sono in realtà sinonimiche e indicano non tanto un pensiero astratto, sistematico che si impone (trasparenza versus opacità), quanto un pensiero esitante, che si cerca e si modella sulla mobilità instabile del reale, ponendo l’Ente al posto dell’Essere.







