Davide Dileo si racconta tra il percorso con i Subsonica, il ruolo sociale della musica e la scelta di rimettersi in gioco come studente al Conservatorio di Torino
A trent’anni di carriera, divisa tra l’esperienza con i Subsonica e i progetti solisti, c’è una domanda che continua ad accompagnare Davide Dileo, conosciuto da tutti come Boosta: come si fa a rimanere fedeli a ciò che si è, o si crede, continuando però a evolversi? La risposta non passa, o almeno non passa soltanto, dal successo, dalla tecnica o dall’esperienza accumulata. Passa invece da due parole semplici e potentissime, curiosità e urgenza. «Sono gli elementi che esistono sempre all’inizio», racconta il musicista torinese. «Quando si è giovani l’urgenza è naturale: si ha bisogno di esprimersi, di affermarsi, di raccontare il proprio mondo».
La curiosità, invece, spesso è meno sviluppata. «Quando hai vent’anni sei anche un po’ più arrogante e pensi di sapere più cose di quelle che sai davvero», dice. Con il tempo i ruoli si ribaltano. L’urgenza rischia di affievolirsi, mentre la curiosità diventa indispensabile. È la curiosità che genera domande, che spinge verso territori inesplorati e che permette di continuare a sorprendersi. E proprio nella sorpresa, secondo Boosta, si nasconde la possibilità di mantenere vivo quell’entusiasmo che normalmente associamo agli inizi.









