Nella cornice dell’XI edizione del Memoria Festival di Mirandola, il confine tra il ricordo personale e la costruzione artistica si fa labile. A raccontare il suo percorso e il suo personalissimo approccio alla vita, domenica 5 giugno alle 21.30 in piazza Mazzini, sarà Davide ‘Boosta’ Dileo, musicista, tastierista e co-fondatore dei Subsonica. ‘Atmosfere sonore’ sarà il titolo del suo intervento in cui racconterà il dietro le quinte del suo ‘laboratorio sonoro’, dove il silenzio non è mai vuoto, ma una materia prima, una ‘palestra’ necessaria per dare forma alle emozioni. Quando costruisce un laboratorio sonoro, cerca di evocare un ricordo che già esiste o inventarne uno nuovo?

"In generale non esiste una regola universale. L‘ispirazione è difficile da imbrigliare: più ti mantieni libero, più hai la possibilità di essere sorpreso, e nella sorpresa risiede il fremito che serve per fare ciò che facciamo. La musica è uno strumento neutro, si trasforma in base a ciò di cui abbiamo bisogno: intrattenimento, urgenza di raccontare, o amplificazione di un’immagine" Ha definito il silenzio come ‘casa e palestra’. In un festival dedicato alla memoria, che ruolo ha il silenzio?

"È un ‘luogo’ fondamentale. Senza le pause, che sono l’intervallo tra le note, non esisterebbero le grandi composizioni. Una scatola necessaria, altrimenti tutto andrebbe disperso. Il suono, d‘altronde, è un collante potentissimo: ricordiamo eventi e anni della nostra vita semplicemente in base alla nostra colonna sonora. Senza silenzio, non ci sarebbe dialogo" C‘è un suono del passato che sente ancora vivo e che guida la sua mano sul pianoforte? "Sono cresciuto in città, quindi i miei suoni sono quelli dell‘urbanizzazione. Il ricordo più vivido, da bambino, è il rumore del tram sulle rotaie: un ritmo ciclico, quasi novecentesco"