Le calorie sulle etichette raccontano solo una parte: il microbiota intestinale entra davvero nel conto dell’energia assorbita ogni giorno mangiando

Prendi una confezione qualsiasi, girala, leggi la tabella nutrizionale e ti sembra tutto abbastanza ordinato. Grassi, carboidrati, proteine, calorie per porzione. Una piccola anagrafe del cibo, pulita, rassicurante, quasi burocratica. Poi quel cibo entra nel corpo e l’ordine della tabella comincia a perdere la sua aria da pratica già chiusa. Perché dentro l’intestino lavora un mondo vivo, popolato da miliardi di microrganismi che scompongono, trasformano, fermentano e, in una certa misura, cambiano il modo in cui l’energia del pasto diventa energia disponibile per noi.

Uno studio pubblicato su PLOS One ha provato a mettere numeri proprio su questa zona meno visibile della digestione. Il gruppo di ricerca dell’Arizona State University ha sviluppato un modello matematico chiamato DAMM, acronimo di Digestion, Absorption and Microbial Metabolism, pensato per seguire il percorso del cibo lungo il tratto digestivo e stimare quanta energia viene assorbita direttamente dall’organismo, quanta arriva al colon e quanta viene trasformata dal microbiota intestinale in composti che il corpo può usare.