Quattro corpi, un silenzio che grida, quattro uomini, quattro vite, quattro corpi ridotti in cenere sulla statale 106, in quella striscia di Calabria che conosce il mare e conosce il sangue, spesso insieme. «Quando ho appreso la notizia di quanto accaduto ad Amendolara, il cuore si è fermato un istante e poi ha ripreso a battere con il peso di una domanda che non trova risposta: come è possibile che un essere umano arda vivo, o venga dato alle fiamme da mani umane, e il mondo continui a girare come se niente fosse?» Così il vescovo di Cassano Jonio e vice presidente della Cei mons. Francesco Savino.Che aggiunge: «Le notizie che giungono sono ancora frammentarie, le indagini in corso, ma quello che già sappiamo basta a ferire la coscienza, sarebbero cittadini pakistani, migranti da tempo presenti sul territorio, persone che avevano attraversato il Mediterraneo portando sulle spalle la speranza di una vita degna. Sono morti in una mattina qualunque, in un distributore di carburante, tra le fiamme di un rogo che gli investigatori ritengono difficilmente accidentale. Quattro nomi che ancora non sappiamo, quattro famiglie che da qualche parte nel mondo aspettano una telefonata che non arriverà mai».