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Riccardo Bruno, inviato a Castrovillari (Cosenza)

Il vescovo di Cassano all'Ionio: «Abbiamo tollerato troppo. Il caporalato è terreno fertile per i clan . Lo Stato doveva arrivare prima e la società civile deve smetterla di assolversi»

Monsignore, ha visto quel video terribile sulla strage di Amendolara? Qual è stata la sua reazione da essere umano prima ancora che da vescovo?«Sì, l’ho visto. E, non posso nasconderlo, mi ha ferito profondamente. Non sono immagini che si guardano e poi si archiviano. Sono immagini che accusano. Accusano chi ha ucciso, certo; ma anche un sistema intero che ha permesso a uomini poveri, sfruttati, invisibili, di diventare prima carne da lavoro e poi carne da bruciare. Non siamo davanti a un episodio isolato di cronaca nera. La barbarie non comincia quando si appicca il fuoco. Comincia molto prima».

Francesco Savino è il vescovo di Cassano all’Ionio e vicepresidente della Cei. Nella sua diocesi si è consumata la strage di quattro braccianti. «Vedere esseri umani braccati, chiusi, arsi vivi – denuncia - significa trovarsi davanti non solo a un delitto atroce, ma al fallimento di una comunità».