Pubblicato il: 03/06/2026 – 10:00

di Ennio stamile

LAMEZIA TERME Quattro corpi ridotti in cenere sulla Statale 106 non sono un incidente. Sono il bilancio di una guerra invisibile che si consuma nei campi della Calabria, dove il lavoro povero, lo sfruttamento e la violenza si impastano in un’unica piaga sociale. Il durissimo intervento di Monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio e vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, cona una sua nota pubblicata ieri, squarcia il velo dell’ipocrisia istituzionale con la forza di una parola finalmente “nuda”, realmente cristiana, profondamente civile. Un grido che impone una sorta di “fermo biologico” alla retorica dei comunicati di circostanza e delle solite prediche del “volemose bene”. Il dramma di Amendolara non può essere archiviato come un semplice fatto di cronaca nera. La denuncia di Mons. Savino colpisce al cuore una comunità calabrese che spesso s’indigna al mattino per poi dimenticare tutto la sera. L’abitudine al dolore è il vero veleno di questa terra. Archiviare questa tragedia significa accettare che esistano vite di serie “B”, destinate a spegnersi nell’invisibilità. La riflessione del presule va oltre il dolore e individua una precisa responsabilità strutturale: