Madrid. Otto anni fa, il 1° giugno 2018, in Spagna una mozione di sfiducia rovesciava il governo di Mariano Rajoy, del Partito popolare (Pp) e portava al governo Pedro Sánchez e il suo Partito socialista (Psoe). A votare a favore di Rajoy, oltre ai suoi stessi deputati, c’erano solo i liberali di Ciudadanos che comunque chiesero al premier elezioni anticipate. Gli altri si coalizzarono tutti contro di lui. Per la prima volta nella storia della democrazia spagnola un governo veniva rimpiazzato da un altro attraverso la censura cosiddetta “costruttiva” e “continuista”, vale a dire la misura (prevista dall’art. 113 della Costituzione spagnola) secondo la quale chi presenta la mozione deve avere già un candidato alternativo alla presidenza del governo. Nessuno scioglimento delle camere, dunque, né elezioni anticipate.In quel periodo il governo Rajoy era fortemente azzoppato dagli scandali interni e dagli avversari esterni. Il tentativo di secessione della Catalogna con il referendum illegale dell’anno precedente aveva creato una crisi istituzionale senza precedenti, ma l’autorevolezza del primo ministro era macchiata ogni giorno dagli scandali di corruzione che, sebbene non lo riguardassero direttamente sul piano penale, coinvolgevano il suo partito. Il principale era il “caso Gürtel”, nome in codice di un’inchiesta che aveva accertato l’esistenza, sin dalla fondazione del Pp nel 1989, di una struttura contabile parallela dedita al finanziamento illegale. “Si dimette, signor Rajoy, o continuerà ad aggrapparsi alla poltrona indebolendo la democrazia?”, disse il giovane leader socialista Sánchez, pronto a prendere in mano le redini della politica spagnola e a rifondarla sul piano non solo politico, ma anche etico.Questa e altre frasi ritornano continuamente nel dibattito politico e assumono un sapore diverso, ora che ad attaccarsi alla poltrona indebolendo la democrazia è proprio Sánchez. Il socialista rampante aveva perso una battaglia molto polemica nel suo partito e si era dimesso da segretario, proprio perché non voleva permettere a Rajoy, attraverso l’astensione dei deputati socialisti, di assumere l’incarico di presidente di un governo di minoranza. Riconquisterà la leadership attraverso un lavoro di persuasione delle basi il cui regista sarà José Luis Ábalos, una figura allora poco nota che poi sarà anche il regista della mozione di sfiducia. Anche gli applausi che ricevette in Aula tornano oggi come fantasmi beffardi del passato, perché Ábalos poi divenuto segretario organizzativo del Psoe oggi è in carcere per lo scandalo di corruzione sulle mascherine anti-Covid e sulla sua testa pende una richiesta di condanna di 24 anni di reclusione: appalti truccati mentre gli spagnoli erano barricati in casa o negli ospedali. Tuttavia, è solo uno dei vari filoni delle inchieste che riguardano il Psoe e che stanno segnando la parabola politica di Sánchez. Prima ancora di cadere nelle maglie della giustizia, per motivi che in parte sono ancora oggetto di speculazioni, come ministro e segretario amministrativo del Psoe Ábalos è stato sostituito da un altro paladino fedele della rinascita di Sánchez, Santos Cerdán. Poi è finito in carcere anche lui. Ora è a piede libero, ma fra le varie accuse di corruzione si trova anche al centro dell’inchiesta che il 27 maggio scorso ha portato la Guardia Civil nella sede centrale del Psoe. Secondo gli inquirenti avrebbe costruito una struttura occulta per raccogliere informazioni e ricattare, corrompere o screditare magistrati e inquirenti che indagavano sul governo e sul Psoe. Cioè, pur con qualche differenza, un caso analogo al cosiddetto “caso Kitchen” per cui è ora a processo il ministero dell’Interno del governo Rajoy. Specularità che non fa altro che alimentare le chiacchiere al bar, come in un film di Nanni Moretti: destra e sinistra sono tutte uguali. E il paradosso della resistenza di Sánchez è proprio qui. Nei sondaggi crescono le destre, non solo quella tradizionale del Pp, ma soprattutto Vox, l’estrema destra nazionalista. Ciò fa sì che tutto il resto della compagine parlamentare non possa o non voglia allearsi in una mozione di sfiducia costruttiva, come quella del 2018. Però in tanti ormai chiedono il voto anticipato. Lo fanno i nazionalisti baschi del Pnv e catalani di Junts, determinanti per la nascita del governo Sánchez; lo chiedono anche le voci critiche del Psoe, coscienti del fatto che ogni giorno che passa si perdono elettori ed è meglio affrontare lo choc della realtà e risanare poi il partito. Prima che il male diventi inguaribile.
Sfiducia e corruzione, la nemesi di Pedro Sánchez otto anni dopo
Nel 2018 l'attuale primo ministro spagnolo ha rimpiazzato Rajoy, azzoppato da scandali interni e avversari esterni, con una mozione di sfiducia costruttiva. Oggi è il Psoe a essere al centro delle inchieste. Ma la crescita di Vox impedisce ai parlamentari di ripetere il copione
Sánchez, otto anni dopo rovesciare Rajoy, affronta scandali di corruzione simili nel suo Psoe: Ábalos e Cerdán in carcere per frode. La destra in crescita blocca una mozione di sfiducia costruttiva, paralizzando la democrazia spagnola.












