Fare "come Sánchez" è, da diversi mesi, il mantra della sinistra italiana. Pedro Sánchez il pacifista, ultimo sopravvissuto della stagione renziana delle camicie bianche (correva l’anno 2014: la foto di gruppo con il leader spagnolo, Matteo Renzi, Manuel Valls, Achim Post e Diederik Samsom è da tempo negli annali). Pedro Sánchez il frontista, giunto in Italia per incontrare ieri il Papa ed Elly Schlein, ma non Giorgia Meloni, il leader che si oppone al fellone Donald Trump e all’aumento delle spese militari. Tutto schleinianamente perfetto, tutto molto bello.

La Spagna è un modello e in effetti cresce più dell’Italia: secondo le stime del Fondo monetario internazionale nel 2025 il Pil della Spagna è cresciuto del 2,8 per cento, il doppio rispetto alla media dell’Eurozona (1,4 per cento). Il 2026 assomiglierà all’anno precedente: +2,1 per cento la Spagna e +1,1 l’Eurozona. Numeri interessanti rispetto al +0,5 per cento di crescita dell’Italia. Epperò, nonostante i buoni indicatori economici, c’è un problema di consenso per il governo spagnolo e soprattutto per il partito socialista, Psoe, di Sánchez e soci, dovuto anche agli scandali giudiziari che hanno coinvolto i vertici socialisti, passati e presenti. Ha destato scalpore l’indagine che nasce dal salvataggio della compagnia venezuelana Plus Ultra – sostenuta nel 2021 dal governo Sánchez con un finanziamento pubblico da 53 milioni di euro – e che vede coinvolto José Luis Rodríguez Zapatero, ex stella del firmamento socialista spagnolo e tra gli sponsor dell’attuale premier.