di

Sara Gandolfi

Il mese terribile del premier spagnolo. L’opposizione: «Guida un gruppo criminale»

Resistere, resistere, resistere. È da tempo il mantra di Pedro Sánchez. Il cerchio, però, si stringe sempre di più intorno al premier spagnolo e leader del Partito socialista (Psoe) che ieri mattina è stato ricevuto in udienza privata dal Papa in Vaticano. Quasi in contemporanea, Santiago Pedraz, giudice dell’Audiencia Nacional di Madrid, considerato vicino alla sinistra, ha inviato la Guardia Civil al quartier generale del Psoe, intimando ai funzionari di fornire un’ampia documentazione e diversi file elettronici per far luce su una presunta trama anti-istituzionale.

Il sospetto è gravissimo: il Partito socialista operaio spagnolo, secondo l’ordinanza del giudice, avrebbe contribuito a finanziare presunte manovre intimidatorie, con informazioni false o compromettenti, contro procuratori e comandanti di polizia: un vero e proprio «complotto volto a destabilizzare procedimenti giudiziari che coinvolgevano il Psoe e il governo», in particolare dopo l’incriminazione della moglie di Sánchez, Begoña Gómez, per quattro reati di corruzione, tra cui appropriazione indebita e traffico di influenze.