ENEGO (VICENZA) - Nell’indagine sull’attentato incendiario al cronista di Enego Adriano Cappellari, adesso spunta la pista “Report”. Il giovane collaboratore del giornale “L’Altopiano” a gennaio del 2025 aveva scritto a Sigfrido Ranucci per segnalare una situazione che riguardava sindaco e vicesindaco della passata amministrazione comunale. Nessuno ora punta il dito contro i protagonisti di questa vicenda ma dovendo risalire all’origine dell’odio che ha travolto la vita di questo giornalista di provincia, è necessario valutare tutti i motivi di conflitto che lo riguardano. Uno di questi è senza ombra di dubbio il caso portato alla luce dalla trasmissione Rai, su segnalazione di Adriano Cappellari. Un caso che riguarda Ivo Boscardin e Stefania Simi, rispettivamente ex sindaco e vicesindaca di Enego.
Il racconto «Erano stati anche loro vittime di minacce», racconta Cappellari. «Scritte sui muri, nulla di più. Peraltro scritte per cui mai si è scoperto l’autore. Ma il ministero dell’Interno prevede un risarcimento per gli amministratori oggetto di minaccia». Cosa successa anche in questo caso, perché Boscardin e Sini hanno ricevuto 40mila euro. «Durante la campagna elettorale dissero che avrebbero usato quei soldi per finanziare iniziative del Tavolo della legalità di Enego. Poi però non sono stati rieletti e il 15 maggio 2023, secondo quanto verificato, hanno messo questi soldi nei loro conti correnti. Una condotta che secondo me era da denunciare e per questo ho scritto a Ranucci». Anche nel suo ruolo di membro del Tavolo della legalità del piccolo comune dell’Altopiano di Asiago, Cappellari ha deciso di spendersi per denunciare un atteggiamento ritenuto non giusto. «Il fatto che possano tenere quei soldi è previsto, non è illegale», precisa il giovane. «Ma avevano fatto una promessa scritta agli elettori. Una promessa che poi non hanno mantenuto. Io ho chiesto varie volte una replica ma non ho ricevuto risposte». E dunque a gennaio 2025 a Enego arrivano le telecamere di Report, di fronte a cui i due interessati hanno fornito la loro versione dei fatti. Giustificazioni apparse però deboli, di fronte all’impianto accusatorio sostenuto dall’inviata Rai, ovviamente imbeccata da Cappellari. «Io non penso e non voglio nemmeno pensare che l’attentato incendiario sia in qualche modo connesso a questa vicenda», mette le mani avanti il giovane cronista. Però gli investigatori vogliono vederci chiaro, di conseguenza anche questo screzio finisce nel faldone aperto per risolvere il caso che tanto allarme e tanta solidarietà ha suscitato. Il raid Sabato sera, intorno alle 23.30, un individuo ha piazzato una bomba rudimentale davanti al cancello d’ingresso della casa di Adriano Cappellari. Lui era rientrato da cinque minuti, i genitori erano all’estero per una breve vacanza. Improvvisamente si è sentita un’esplosione, con il fuoco che si è rapidamente propagato lì intorno, fino all’intervento dei vicini con estintori e secchi d’acqua. L’attentatore è stato ripreso dalle telecamere di videosorveglianza che gli stessi investigatori avevano consigliato di installare, dopo le prime lettere di minaccia ricevute da Cappellari, messo in relazione al prete di Caivano don Patriciello e anche alla premier Giorgia Meloni. Proprio Patriciello, che già era stato ospite a Enego per iniziative a favore della legalità, giovedì sarà a Bassano del Grappa. «E ci andrò anche io», annuncia il ventenne cronista. Ieri mattina in Prefettura a Vicenza si è tenuto il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, con questore, prefetto e comandante dei carabinieri. Si è deciso di rafforzare la vigilanza intorno all’abitazione presa di mira. Ma l’indagine sull’attentatore, dicono, è a buon punto. Un fotogramma lo ritrare con volto coperto e un’arma in mano. Presto quella sagoma minacciosa potrebbe avere un nome.













