Adriano Cappellari, giovane collaboratore di un settimanale di Enego, che nei mesi scorsi aveva affermato di essere stato bersaglio di un atto incendiario, è stato iscritto nel registro degli indagati con le accuse di incendio, calunnia, simulazione di reato, procurato allarme: “Potrebbe aver fatto tutto da solo”.
Aveva denunciato di essere stato vittima di un attentato, con tanto di bombe molotov, per aver espresso vicinanza a Don Patriciello. Ed anche la premier Giorgia Meloni si era esposta con la propria solidarietà. Ma, secondo la Procura di Vicenza, le cose non sarebbero andate proprio così. Per questo ha iscritto nel registro degli indagati per incendio, calunnia, simulazione di reato, procurato allarme e truffa in danno di ente pubblico Adriano Cappellari, giovane collaboratore di un settimanale di Enego, che nei mesi scorsi aveva affermato di essere stato bersaglio di un atto incendiario.
I Carabinieri della Compagnia di Bassano del Grappa (Vicenza) hanno eseguito una perquisizione personale e domiciliare e informatica nella sua abitazione. Ma facciamo un passo indietro. Alla fine dello scorso mese di maggio Cappellari, già in passato nel mirino di lettere minatorie per la sua vicinanza a don Maurizio Patricello, il parroco anticamorra di Caivano (Napoli), aveva denunciato il lancio una o più bottiglie incendiarie contro la propria abitazione da parte di ignoti che avevano lasciato lì anche alcune bombole di gas. Le fiamme in breve tempo danneggiarono la recinzione e distrussero i vetri di alcune finestre. Nella sua cassetta postale disse che era stata trovata anche una lettera con minacce di morte, accompagnata da alcune foto e da riferimenti al parroco anticamorra di Caivano, Maurizio Patriciello, e alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. "Sono sconvolto, evidentemente qualcuno mi sorvegliava. Non riesco a capire il motivo di tanto accanimento", era stato il suo commento. Ascoltato più volte dai militari nelle settimane successive, il giornalista aveva indicato ai Carabinieri i propri sospetti, puntando il dito contro alcune persone residenti a Enego e nei comuni limitrofi.










