ENEGO (VICENZA)- Un ordigno esplosivo piazzato davanti alla casa del cronista che in un giornale locale difese il prete di Caivano. Una bomba rudimentale per Adriano Cappellari, 21 anni il prossimo 5 luglio, giovane giornalista precario di Enego, che con passione riporta le cronache dai paesi dell’altopiano di Asiago. Il quinto atto intimidatorio in sette mesi lo colloca nel triste pantheon dei giornalisti minacciati, al punto che anche la premier Giorgia Meloni e il suo vice Antonio Tajani hanno fatto sentire la loro vicinanza.

Si parte quindi da Enego, paesino di 1.500 abitanti ai piedi del monte Ortigara, dove sabato sera hanno fatto esplodere un ordigno composto da alcune bombolette di gas da campeggio, tenute insieme con bottiglie di alcol etilico, petardi e una tanica di liquido infiammabile. Il tutto posizionato davanti al cancello di casa di Adriano Cappellari, collaboratore del quindicinale “L’Altopiano” e del quotidiano “Il Giornale di Vicenza”. L’esplosione è stata pochi minuti prima delle 23.30. «Si è sentito un boato», raccontano i vicini di casa, accorsi poi con estintori e secchi d’acqua per spegnere il fuoco che si stava propagando anche nel vicino condominio. L’ESPLOSIONE Prima dell’innesco una persona con il volto coperto e, pare, una pistola in pugno, ha posizionato nel cortile di casa Cappellari una nuova lettera intimidatoria rivolta al giovane, a don Maurizio Patriciello e anche alla premier Giorgia Meloni. “Se non la smetti ti faremo smettere noi”, è il messaggio recapitato per la quinta volta da novembre 2025, da quando la vita di questo giovane cronista di provincia è irrimediabilmente cambiata. Ora rischia addirittura di essere messo sotto scorta. Oggi stesso in Prefettura a Vicenza, nell’ambito del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, prefetto, questore e comandante provinciale dei carabinieri valuteranno l’opportunità di assegnare una protezione al giornalista. Ma per provare a comprendere i fatti, bisogna ripercorrere la vicenda dal principio, cioè da quando don Patriciello è stato invitato a Enego nell’ambito del tavolo contro la criminalità organizzata, iniziativa pensata per promuovere la legalità attraverso storie di coraggio, come quella del prete di Caivano. Con don Patriciello è stato invitato anche il giornalista del paese, Adriano Cappellari. E quando qualche mese dopo, a fine settembre 2025, il prete ha ricevuto una pallottola di minaccia durante la messa, Cappellari ha scritto un articolo su “L’Altopiano” ricordando la visita di Enego e raccontando la solidarietà di tutto il paese. LE LETTERE Pochi giorni dopo è arrivata la prima lettera di minacce indirizzata all’autore dell’articolo, un testo in cui si faceva riferimento anche a don Patriciello. Nel giro di poco tempo vengono recapitate altre tre missive, una anche nella redazione del giornale vicentino e una pure allo stesso prete. «Tu e il tuo amico giornalista, Cappellari, parlate troppo. Siete delle m...! La dovete finire, altrimenti ci penseremo noi a farvi tacere per sempre. Tieniti pronto, non la passerai liscia, te la faremo pagare e al tuo amico devi dire di smetterla di fare il c..., perché non lo vuole capire nemmeno lui. Tenetevi pronti, bastardi. Vi uccideremo e sarà bellissimo! Non mancheremo di sistemare anche la tua amica bionda». Nella loro ricostruzione dell’attentato incendiario di sabato sera, i carabinieri del Nucleo investigativo di Vicenza parlano di “alcuni individui”, mentre Adriano Cappellari racconta di aver visto nelle immagini riprese dalla telecamera di videosorveglianza una sola persona, armata e con il volto coperto. Una persona che ha agito con freddezza, senza preoccuparsi delle persone ancora in giro, in una serata del fine settimana in cui comunque in paese era stato organizzato anche un piccolo concerto. Emerge poi una circostanza abbastanza inquietante, come la definisce lo stesso don Patriciello, che a giorni era atteso a Bassano del Grappa proprio per un forum sulle mafie. «Un episodio grave alla vigilia della mia partecipazione giovedì a questo evento», dice. «Bassano del Grappa si trova a pochi chilometri da Enego». Adriano Cappellari è andato a Caivano l’ultima volta il 9 marzo scorso e da allora i due non si erano più sentiti. «Fino alla scorsa notte quando mi ha mandato i filmati dell’incendio», testimonia il parroco. «Nella lettera lasciata dinanzi la sua abitazione c’era la foto che ci siamo fatti a marzo sull’altare a Caivano». Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha assicurato: «Il cronista non sarà lasciato solo. Ho chiesto il massimo impegno alle forze di polizia, affinché siano individuati al più presto i responsabili e sia fatta piena luce sull’accaduto».