Il pensiero è rivolto a ciò che sta accadendo sul piano internazionale, in particolare in Ucraina e Medio Oriente. L’invito è quello di non lasciarsi scoraggiare, di non rassegnarsi «in nome di un malinteso realismo». Piuttosto «nel quadro, che appare desolante per la legalità internazionale, va ribadito che è questione di volontà e di scelte».

Sergio Mattarella parla al corpo diplomatico accreditato in Italia. Lo fa nel Salone dei corazzieri del Quirinale, in occasione delle celebrazioni per il 2 giugno. Ed è chiaro che in quel riferimento alla «volontà» e alle «scelte». In quel richiamo alla decisione di «continuare a promuovere la primazia del diritto internazionale e la ricerca di soluzioni condivise, avverso alla logica dello scontro e della discordia», c’è una celebrazione dello spirito che, ottant’anni fa, portò alla nascita della Repubblica e all’archiviazione della triste stagione del fascismo di cui la monarchia era stata connivente. Ma anche soprattutto un richiamo al presente. Alla necessità di non «alimentare giacimenti di rancore e di odio» che portano «sulla strada della guerra e dei conflitti perpetui».

In queste parole, come in quelle che in mattinata aveva rivolto ai prefetti, c’è il senso che il presidente vuole trasmettere a questa celebrazione. Un tempo in cui il paese ha fatto passi da gigante, il messaggio, ha saputo superare gli anni del piombo e del tritolo, la mafia, le calamità naturali, gli spaventosi divari fra Nord e Sud del paese, che comunque ancora tagliano il paese in due. Ora più che mai, quindi, bisogna evitare pericolosi ritorni al passato.