“Avvertiamo come nostra la causa della indipendenza e della libertà di Kiev”. Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando in apertura del concerto, al Quirinale, in onore del Corpo diplomatico accreditato presso lo Stato italiano in occasione della Festa della Repubblica.
“Il caos, tristemente evidente anche in Medio Oriente, conferma che le cattive pratiche raccolgono velocemente adepti. La irrisolta crisi indotta dal conflitto tuttora in atto a Gaza e la perdurante minaccia di una guerra su vasta scala che dall’Iran potrebbe irradiarsi a tutta la regione – e che già colpisce così brutalmente e in modo indebito la popolazione civile del Libano – ne sono l’eloquente esempio”, ha detto il capo dello Stato. Le crisi internazionali, i conflitti come quelli in Medio Oriente ed Ucraina “non devono indurre alla rassegnazione, in nome di un malinteso realismo che, oltre che moralmente deprecabile, rappresenterebbe un grave errore di valutazione”, ha aggiunto.
“Rappresentanti dei diversi Paesi, ottanta anni fa, riferivano, nei loro rapporti, del clima politico e sociale che precedeva il referendum del 2 giugno del 1946 e poi del suo esito, che avrebbe fatto dell’Italia una Repubblica”, ha affermato il capo dello Stato. “Ricorreva, in quella corrispondenza, la preoccupazione delle conseguenze che quel delicato passaggio istituzionale avrebbe potuto avere in un Paese fortemente provato, in un clima di intensa polarizzazione. Un segnale di autentica svolta del nostro Paese veniva dal voto delle donne, finalmente, in quel 1946, per la prima volta alle urne”.












