«Sono nato in casa, perché una volta si faceva così, e anche se ho girato il mondo sono sempre ritornato qui». Il mare, le barche e la metafora verghiana dell’ostrica. Il destino di Sebastiano Greco, 74 anni appena compiuti, è tutto scritto nella baia di Aci Trezza. E anche la storia della sua vita che racconta in un’assolata mattina di maggio a bordo della barca con la quale da un quarto di secolo porta i turisti dalla terraferma all’Isola Lachea. Un “legno” di cinque metri che in realtà non è il suo, la sua barca si chiama “Concetta” - come la mamma - ed è in secco in attesa di qualche ritocco. Ma lui, riesce ad “accalappiare” qualsiasi persona - turista o locale - che voglia fare il bagno in mezzo ai Faraglioni. L’invito è rivolto perlopiù alle ragazze «Sirenette, vi porto all’Isola?». Conan, il barcaiolo con la “B” maiuscola, per Aci Trezza è ormai un’istituzione, come il Cantiere Rodolico, Polifemo o il Faraglione grande.

Come la devo chiamare? Sandokan, Polifemo, Bastianu do’ Signuri, Conan...«Di nomi me ne hanno dato tanti»

E quello che sente più suo?«Conan, come Conan il barbaro».

Che lavoro sognava di fare da piccolo?«Il meccanico, ma di macchine, avevo questa idea, ma quando nasci qua non è che hai tanta scelta: o la muratura o il pescatore. Mio padre Antonio era pescatore. Mia mamma Concetta, casalinga, una volta era così. In famiglia eravamo quattro figli, io e tre sorelle».