di
Lorenza Cerbini
Il nuovo progetto della famiglia Rodolico ad Aci Trezza: non solo barche nel cantiere dei «Malavoglia». «Reinventarsi per non perdere la tradizione»
È l’ultimo dei maestri d’ascia della sua famiglia: cinque generazioni impegnate a costruire barche per la pesca del tonno e del pesce spada. «Oggi non c’è più un mercato per questo tipo di imbarcazioni», dice Giovanni Rodolico dalla sua officina-cantiere ad Aci Trezza. Un (quasi) museo, pieno di tavole di pino calabro, larice, abete e quercia, di martelli, chiodi, seghe e tutti quegli strumenti che necessitano dell’abilità dell’uomo. «Qui non servono né cellulari né computer», dice. Alle sue spalle alcuni scafi in costruzione. «Accolgo scuole e turisti per far loro capire quanto valore ancora abbia la nostra tradizione». Fino a qualche anno fa, in quel cantiere vi lavoravano venti persone. «Poi le regole sono cambiate e ho dovuto licenziare tutti. Oggi, siamo in due, io e mio padre Salvatore Martino di 88 anni, inserito nel registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana come Tesoro Umano Vivente e la cui esperienza è ancora preziosa».
Nonostante manualità e saper fare, Rodolico si è dovuto reinventare «per non chiudere e perdere per sempre la tradizione». Accoglie studenti e visitatori, crea nuovi progetti. L’ultimo? «Tre fioriere a forma di barca ciascuna della lunghezza di circa due metri dedicate a tre donne vittime di violenza, per far riflettere nella speranza di una nuova cultura del rispetto», dice lui. Sullo scafo i nomi: Vanessa, Franca, Goliarda. Nessun cognome per abbracciare un universo femminile più ampio dai singoli fatti di cronaca. Le tre fioriere sono state realizzate con la stessa antica tecnica usata per costruire le sardare, le barche per la pesca delle sardine, ma con una differenza, «tra una tavola di legno e l’altra ho usato lo stucco al posto degli stracci imbevuti di catrame per il calafataggio, cioè l’impermeabilizzazione», dice Rodolico.







