Ci sono vini che parlano del luogo da cui provengono, e poi ci sono vini che sembrano fatti della stessa materia del paesaggio che li circonda e non evocano soltanto un territorio ma lo trasportano letteralmente. Nel caso dei nuovi cru di Venissa, il confine è sottile come quello che separa terra e acqua nella laguna nord di Venezia, dove le vigne crescono circondate dalle maree, dai venti salmastri e da un equilibrio fragile che cambia ogni giorno.
Il progetto presentato dalla famiglia Bisol nasce da una domanda semplice: cosa succede quando uno stesso vitigno viene coltivato in tre isole vicinissime ma profondamente diverse? La risposta prende la forma di tre cru di Dorona, antico vitigno veneziano dato quasi per estinto dopo l’Acqua Granda del 1966 e recuperato nei primi anni Duemila a Torcello, quando Gianluca Bisol passeggiando per l’isola scopre un vigneto pieds dans l’eau e gli viene la curiosità di chiedere alla proprietaria del giardino, un’antiquaria veneziana, di visitarlo. Scopre così un’uva che non conosceva, e salva dall’estinzione un pezzo della biodiversità lagunare, appena in tempo: la vigna sarebbe infatti stata espiantata poco dopo, per rendere il giardino più accogliente e ricco di alberi da frutto. Da lì, le viti sono state usate per nuovi impianti, il principale a Mazzorbo, dove è sorto anche il resort con ristorante e osteria Venissa, ma non solo.








