Un mare di emozioni, letteralmente. Nella masterclass “UnderWaterWines: una scelta che premia!”, il pubblico del Merano Wine Festival ha compiuto un viaggio insolito assaggiando otto vini affinati sott’acqua. A condurre l’incontro Emanuele Kottakhs, fondatore e Ceo di Jamin UnderWaterWines – fondata a Portofino nel 2015 – che ha trasformato un’intuizione ingegneristica in una pratica enologica ormai riconosciuta a livello internazionale. “Siamo una società di ingegneria, non produttori. Lavoriamo per creare protocolli e tecnologie che permettano al vino di affinare sott’acqua in modo controllato e sostenibile – spiegato –. Dieci anni fa sembrava una follia, oggi è una scelta che premia. I risultati scientifici ci dicono che qualcosa cambia davvero”.
L’idea di fondo è tanto semplice quanto rivoluzionaria: sfruttare le caratteristiche naturali dell’ambiente marino – temperatura costante, assenza di luce diretta, pressione e movimento – per creare condizioni ideali di evoluzione del vino. Un modo sostenibile di concepire la “cantina naturale”, che non richiede energia per la climatizzazione e potrebbe restituire vini più vivi, equilibrati, armonici.
Oggi UnderWaterWines è un marchio registrato, una rete di 385 soci e una vera “corrente enologica”. Ma per Kottakhs resta soprattutto una filosofia: “Non basta gettare bottiglie in mare. Serve tecnologia, competenza, conoscenza del vino. Il mare non stravolge, aggiunge”. Il futuro è già scritto nelle sue parole: una nuova generazione di produttori che affina sott’acqua, tra sostenibilità, ricerca e poesia. E un pubblico che, sorso dopo sorso, scopre che il mare può essere il più antico – e il più moderno – dei terroir. La degustazione ha seguito una rotta ideale da sud a nord, attraversando territori e stili diversi, uniti da un comune denominatore: il mare.








