La prima volta del Quarnaro al Merano Wine Festival ha il sapore delle grandi scoperte. Un angolo di Croazia che unisce il respiro del mare e il rigore della montagna, capace di esprimere nel bicchiere una purezza identitaria ancora poco conosciuta, ma sorprendentemente contemporanea. A raccontarlo, nella masterclass guidata da Egle Katunar, produttrice dell’associazione Kvarner Wines. Undici cantine riunite sotto un unico marchio di qualità, impegnate nella tutela dei vitigni autoctoni e nella promozione di un’area insignita del titolo di Regione Europea della Gastronomia 2026. “Abbiamo scelto di chiamarci semplicemente Quarnaro perché è un nome che resta in mente e che racchiude la doppia anima del nostro territorio, litorale e montano. La nostra forza è la biodiversità, in vigna come in cucina” ha spiegato Egle Katunar. Il Quarnaro (in croato Kvarner) comprende località affacciate sull’Adriatico come Fiume, l’isola di Veglia, Kastav e Novi Vinodolski, dove il vino nasce da suoli di roccia rossa e sabbia marina, attraversati dalla bora. Qui i produttori lavorano quasi esclusivamente con varietà autoctone: Jarbola, Belica, Žlahtina, Sansigot e Plavina. “Il 90% dei vini del Quarnaro è monovarietale – ha precisato Katunar - perché la nostra priorità è far emergere l’essenza del vitigno nel suo luogo d’origine”. Il Quarnaro oggi rappresenta la terza regione croata per produzione di spumanti e si distingue per un modello virtuoso di cooperazione locale, fondato su piccole cantine familiari e un profondo legame con la terra. Una lezione che a Merano ha conquistato anche i palati più curiosi, dimostrando che il futuro del vino adriatico passa dalla riscoperta delle sue radici.