"Si narra che un pezzo di Paradiso precipitò nel golfo di Napoli quando Lucifero fu cacciato. Cristo, addolorato per la perdita di colui che era stato l'angelo più buono, pianse. Là dove caddero le sue lacrime nacquero delle viti il cui vino si chiamò Lacryma Christi". È questo il concentrato di un territorio affascinante e carico di suggestioni da bere come quello vesuviano nella presentazione del Consorzio tutela vini Vesuvio: un luogo fra mito e storia unico al mondo. Da degustare goccia a goccia accogliendo nel bicchiere il nettare delle uve che hanno alle spalle tradizioni vitivinicole antichissime che risalgono già all'Età del ferro e raggiungono l'apice nell'Antica Roma.
Ancora oggi alcuni vigneti sono coltivati a piede franco. Ovvero la pianta non è innestata ma dotata del proprio apparato radicale europeo, a differenza della quasi totalità dei vigneti moderni innestati su radici americane, utilizzando il metodo della propaggine per i nuovi impianti, in modo da tutelare i vigneti. Vitigni storicamente presenti nell'area vesuviana, fino a 700 metri di altezza. In particolare il Caprettone e il Piedirosso, oltre a Catalanesca, Coda di volpe, Falanghina, Sciascinoso, Aglianico, Guarnaccia e Olivella nera, che offrono vini bianchi e rosati baciati dal sole e rossi incandescenti annaffiati dalla lava dello "sterminatore Vesovo".







