Costruire satelliti in miniatura per scopi scientifici, per imparare a costruirne, in futuro, più grandi da lanciare nello spazio. Ma per gli studenti delle scuole superiori che hanno partecipato alle finali di CanSat, una competizione nazionale promossa dalle agenzie spaziali europea (Esa) e italiana (Asi), è stato come «toccare lo spazio cosmico con un dito». Le finali si sono svolte in uno scenario tra i più adatti: il Planetario e Museo dello Spazio “Attilio Ferrari” (dal nome del celebre astrofisico torinese scomparso nel 2022), di Infini.to, sulla collina torinese, a pochi passi dall’Osservatorio Astrofisico di Pino Torinese. CanSat è una delle iniziative del programma ESERO Italia, nato per avvicinare gli studenti alle discipline STEM e supportare i docenti nella loro divulgazione. Vince l’unica scuola piemontese Le gare si sono svolte nel weekend, con l’obiettivo di costruire un satellite dalle dimensioni e forma di una lattina, e tramite un drone lanciarlo fino ad almeno un chilometro di altezza e raccogliere dati scientifici durante la sua discesa con paracadute. In passato si era utilizzata anche la tecnica, più complessa e delicata, del razzi modellismo, comunque sempre prevista. L’edizione 2026, a cui hanno preso parte i migliori team italiani di giovani aspiranti ingegneri aerospaziali, è stata vinta dall’unico team piemontese in gara, ossia il team «Skylead» dell’ITI Giuseppe Omar” di Novara.