La musica non cambia, anzi, stride sempre di più tra i corridoi degli ospedali del Mezzogiorno. A scattare la fotografia di una sanità che affanna è l’ultimo report dell’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, che mette in fila i dati della Piattaforma nazionale per le liste d’attesa. Il quadro che emerge è impietoso per gran parte del Centro-Sud, con sei regioni – tra cui la Calabria – che si ritrovano in cima alla lista delle criticità per quanto riguarda l’appropriatezza dei codici di priorità. Insieme alla Calabria, nell’occhio del ciclone ci sono Basilicata, Campania, Molise, Lazio e Puglia.

Il nodo dei codici “non urgenti” che bloccano il sistema

Il problema principale, secondo gli esperti, risiede nel modo in cui vengono assegnate le priorità in fase di prescrizione. Troppe prime visite finiscono nel calderone del codice “P” – quello riservato alle prestazioni “non urgenti” da erogare entro 120 giorni – creando un imbuto burocratico che rischia di far attendere i cittadini molto più del dovuto. Il direttore generale di Agenas, Angelo Tanese, ha spiegato chiaramente il cortocircuito: “Il primo elemento di criticità riguarda l’appropriatezza nell’attribuzione del codice di priorità in sede di prescrizione. In alcune Regioni la percentuale di attribuzione del codice di priorità P è estremamente elevata, anche oltre l’80%: questo dato non è coerente con l’effettuazione di una prima visita o di un esame diagnostico che non sia di controllo”.