L’Italia non rispetta gli obblighi previsti dalla Convenzione internazionale contro la tortura perché l’assistenza alle vittime è praticamente nulla. Eppure sarebbe un obbligo degli Stati firmatari. È questo il dato che emerge dal rapporto ReSST (Rete di Supporto per le Persone Sopravvissute a Tortura, appena presentato al Comitato Onu competente.

Non si tratta semplicemente di inefficacia, ma di un’inadempienza strutturale legata alla mancata messa a terra di protocolli e linee guida approvati a livello centrale ma quasi mai messi a terra dalle Regioni, insieme a carenze del sistema di accoglienza, progressivamente spogliato di risorse e progetti.

Più di 18mila vittime prive di assistenza

Il risultato è che migliaia di persone, nella quasi totalità migranti, sottoposte a tortura non solo nei Paesi d’origine, ma soprattutto in quelli di transito come Tunisia e Libia, rimangono totalmente prive di assistenza. Solo per il 2025, si stima che almeno 17.800 donne, uomini e bambini subito torture durante il viaggio. Ma secondo Medu si tratta di numeri approssimati per difetto: oltre l’80% delle persone migranti assistite negli ultimi 9 anni ha riferito di aver subito torture o violenze gravi. E a alle violenze pregresse si aggiungono criticità interne al sistema italiano.