Non ha intenzione di candidarsi (come invece molti avevano a un certo punto pensato), Francesca Albanese, relatrice speciale Onu per i Territori occupati che ieri, in Senato – su iniziativa del capogruppo Avs e presidente del Gruppo misto Peppe De Cristofaro, alla presenza della deputata dem Laura Boldrini e del deputato m5s reduce dalla Flottilla Dario Carotenuto – ha presentato il suo ultimo report. Oggetto: la tortura sui palestinesi nelle carceri israeliane. Non ha intenzione di candidarsi (per ora?) Albanese, ma è un’Albanese meno incline ai gesti plateali dell’autunno scorso (abbandono di uno studio televisivo, polemica con Liliana Segre sulla definizione di genocidio e con il sindaco di Reggio Emilia che la omaggiava sugli ostaggi israeliani). La Albanese che legge le agghiaccianti testimonianze di tortura e abuso su detenute e detenute palestinesi nelle carceri istraeliane è un’Albanese più istituzionale che, parlando con voce incrinata (come Laura Boldrini poco dopo) condanna “inequivocabilmente” gli “atti di tortura e altre forme di maltrattamento commesse da tutti gli attori, inclusi i gruppi armati palestinesi il 7 ottobre 2023”.E’ un momento, poi non si farà altro cenno alle violenze subite dalle donne, uomini, ragazze, ragazzi, anziani e bambini il 7 ottobre, ma è un qualcosa che indica una postura meno radicale. E il fatto che il report venga presentato a valle del video postato dal ministro della Sicurezza israeliana Ben Gvir con i membri della flottilla inginocchiati e bendati – atto per cui Roma e Parigi hanno chiesto una sanzione europea – indica anche che c’è un prima e un dopo, e Albanese di rimando può evitare qualche tono aspro. Ma non le basta: il governo italiano, dice la relatrice, non l’ha difesa nella sua condizione di sanzionata dal governo Usa, motivo per cui la sua famiglia è dovuta ricorrere a un giudice statunitense (che le ha dato ragione, nonostante fosse un conservatore, ma le sanzioni sono tornate dopo un ricorso dell’amministrazione). Non è giorno di contestazione da piazza. E’ giorno di j’accuse sugli orrori nelle carceri: cani, manganelli, pestaggi, abusi sessuali, stupri di gruppo, dice Albanese. “Le carceri sono ormai diventate dei veri e propri centri di tortura ...e ormai fanno parte della politica di stato, oltre a essere una manifestazione ulteriore del genocidio…la tortura opera per degradare i corpi dei palestinesi, fratturarne l’integrità psicologica ed eroderne la resilienza collettiva”.La prossima inchiesta, annuncia, parlerà della condizione dei giornalisti palestinesi. Intanto la platea, impietrita, ascolta le parole tra virgolette dei cinque ex detenuti e detenute portati a testimonianza dalla relatrice, racconti indicibili. Oltre, c’è il punto cui Albanese tende e non da oggi, quando allude “all’architettura coloniale di tortura collettive” che opera attraverso “la normalizzazione e l’impunità”. E se, sui racconti, non ci può essere che sgomento, sul resto non c’è contraddittorio: “Questo è Israele”, dice Albanese. (Forse l’opposizione democratica israeliana a Netanyahu avrebbe qualcosa da dire?). Intanto, è il giorno del j’accuse, e Laura Boldrini – che è stata più volte in Cisgiordania – dice che il governo italiano si è reso in qualche modo complice del gemocidio con l’ignavia, ma che questo “non significa essere antisemita”. “Che cosa siamo diventati? si chiede la deputata dem, pensando a “chi volta la testa dall’altra parte”. Si intravede una linea politica nel campo largo: De Cristofaro nomina l’ancora inesistente programma comune della coalizione, e vorrebbe che il j’accuse entrasse nell’agenda (che cosa diranno le componenti moderati del centrosinistra?). Carotenuto, che mentre Ben Gvir postava era tra gli arrestati, vorrebbe che il film “La voce di Hind Rajab” venisse proiettato a schermi unificati, e ci mette una dose di lirismo tragico: “Il comportamento dell’Italia getta vergogna e trasuda codardia”. Albanese invoca la “perseveranza”, assicura di esserci anche per gli iraniani oppressi, e loda la resilienza di chi, a Gaza, combatte oggi ogni giorno “con ratti e insetti”.Poi cita il “crimine che non era ancora stato documentato in Palestina da parte di Israele: le sparizioni forzate: sono quattromila i desaparecidos, le persone che sono state arrestate e non si sa che fine abbiano fatto”. Si chiude il sipario. La marcia di Albanese verso il prossimo report è partita. Farà davvero tappa (anche) nel programma del centrosinistra?
Francesca Albanese presenta il report sulle torture. Ma non si candida (per ora?)
In Senato, la relatrice Onu cita tra virgolette i racconti degli ex detenuti e detenute palestinesi nelle carceri israeliane e allude “all’architettura coloniale di tortura collettive” che opera attraverso “la normalizzazione e l’impunità”. E Avs vorrebbe che il futuro programma del centrosinistra non ignorasse il tema









