Diritti Più di 6 mila e 500 persone nel 2025 sono state sottoposte a trattamenti inumani e degradanti mentre erano detenute nelle carceri italiane
Più di 6 mila e 500 persone nel 2025 sono state sottoposte a trattamenti inumani e degradanti mentre erano detenute nelle carceri italiane.
Tra i pilastri fondamentali della Repubblica italiana, c’è il principio – fissato nella Costituzione all’art. 27 – per cui «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato», ossia al suo reinserimento sociale. Eppure, mentre si celebra l’ottantesimo anniversario del referendum istituzionale del 2 e 3 giugno 1946 che sancì la nascita dello Stato democratico, si registrano ancora violazioni sistematiche dei diritti umani all’interno dei penitenziari del paese. L’associazione Antigone ha raccolto i dati: «6.539 persone hanno visto il loro ricorso per trattamenti inumani o degradanti accolto nel corso del 2025 da parte di un Tribunale di Sorveglianza italiano». Numeri in continua crescita: «I ricorsi accolti erano stati 3.115 nel 2018, 4.347 nel 2019, 3.382 nel 2020, 4.212 nel 2021, 4.515 nel 2022, 4.731 nel 2023 e 5837 nel 2024. In totale, in 8 anni, – scrive l’associazione in un report – è stato appurato che quasi 37.000 persone abbiano visto non rispettato il loro diritto ad un trattamento penitenziario dignitoso».






