Ricordare l’ottantesimo anniversario del voto delle donne italiane, insieme con la nascita della Repubblica, può essere occasione per porre le generazioni in dialogo e rimettere in comunicazione teoria e pratica politica. Tornare a esaminare lo spaccato così articolato dello spazio in cui le donne italiane sono state per secoli silenziose protagoniste della vita familiare e, in gran parte, lavorativa può, viceversa, significare oggi riflettere sui motivi per cui troppo spesso le nuove generazioni ritengano i diritti politici mere enunciazioni formali, depauperati del loro potenziale trasformativo per la vita individuale e collettiva.
Perché se è vero che il 2 giugno 1946 non è stata la prima consultazione elettorale a cui le donne italiane sono state chiamate a raccolta, da quando nel febbraio dell’anno precedente un Decreto le aveva finalmente ammesse all’elettorato attivo, è pur vero che la dozzina di consultazioni precedenti avevano lambito per lo più i livelli locali, mentre la scelta sulla forma dello Stato repubblicano ha assunto tutta la sua portata simbolica. E qui l’impegno delle donne della Resistenza, ha rivestito un ruolo importante nel plasmare l’identità repubblicana e nel condurre poi anche alla rappresentanza parlamentare, con un numero plurale di donne elette capaci di fare sintesi tra loro a prescindere sovente dai partiti di afferenza e in grado anche di trovare salde alleanze con i colleghi deputati, al fine di istituire, negli anni, un novero di politiche viepiù inclusive dal lato della formazione, dell’assistenza, del lavoro e dei diritti civili.













