«Prenda quel quadro là, dice “partigiano combattente”. Sono poche le donne ad avercelo». Ci accoglie così Maria Airaudo, classe 1924, nella sua casa a Luserna San Giovanni. Durante la guerra è stata la staffetta “Mary” della 105esima Brigata Garibaldi. Nel polmone ancora il frammento di una pallottola fascista di quando sopravvisse a un plotone d’esecuzione. Punge il petto a ogni respiro, così come i ricordi della guerra. Eppure, quel 2 giugno 1946, Maria ha potuto finalmente dire che ne era valsa la pena. Maria, andiamo a quella domenica del 2 giugno 1946…«Ricordo la gioia di vedere tutte le donne del paese andare alle urne. Fu un momento incredibile, perché per la prima volta la donna veniva equiparata all’uomo, che fino a quel giorno si era sempre ritenuto il padrone assoluto dentro e fuori casa. Per loro dovevamo solo stare in cucina e partorire figli. Ma fatemi il piacere! Non per niente io non mi sono mai sposata, e sono contenta così». E dentro la cabina, cosa scelse per l’Italia? «Ho votato Repubblica, naturalmente. Basta con la monarchia! I Savoia erano fuggiti in Svizzera lasciandoci nello schifo, dopo aver dichiarato una guerra che faceva crepare noi di fame mentre loro vivevano nel lusso. Volevamo un’Italia dove il pane fosse un diritto di chi lavora, non un regalo dei padroni o del Re».
Maria Airaudo: “Io, staffetta partigiana. Con il voto del 2 giugno la donna fu equiparata all’uomo”
Durante la guerra era “Mary” della Brigata Garibaldi “Volevamo un’Italia dove il pane fosse un diritto”











