Le famiglie ricostruite sono sempre più diffuse e chiedono nuovi equilibri emotivi. In occasione della Giornata Internazionale dei Genitori, una psicoterapeuta spiega cosa aiuta davvero i figli dopo una separazione
Non tutte le famiglie finiscono quando una coppia si separa. Alcune, semplicemente, cambiano forma. Si allargano, si ricompongono, imparano nuovi equilibri tra figli, ex partner, nuove presenze e affetti che cercano spazio senza cancellare ciò che c’era prima. Nelle case contemporanee convivono legami complessi, fragili eppure profondamente autentici. Ed è proprio qui che la Giornata Internazionale dei Genitori, il 1° giugno, assume oggi un significato diverso: ricordarci che essere famiglia non significa restare uguali per sempre, ma continuare a sentirsi casa anche dopo una frattura. Ma a una condizione: che gli adulti sappiano trasformare la fine di una relazione in una nuova forma di continuità affettiva. Perché ciò che davvero protegge i figli non è tanto l’idea di una famiglia perfetta, quanto la certezza di sentirsi ancora amati, ascoltati e al sicuro, anche quando tutto cambia.
Le famiglie ricostruite – sempre più diffuse – chiedono infatti ai genitori una competenza emotiva nuova: ridefinire ruoli, gestire conflitti, creare spazio per nuovi legami senza cancellare quelli precedenti. Un passaggio spesso complesso, che può portare con sé senso di colpa, paure e fragilità. «Le famiglie ricostruite attraversano una fase di forte ridefinizione emotiva», spiega la dottoressa Maria Zaccagnino, psicoterapeuta, dottore di ricerca in psicologia dello sviluppo, facilitator EMDR Europe e collaboratrice del CRSP di Milano. «Non si tratta solo di creare nuove abitudini, ma di trovare un equilibrio tra passato e presente».








